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THE HOLE IN 3D/ Quell’horror in salsa teenager che riesce a spaventare e a divertirci

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Certo, qualcosa qua e là traballa, come qualche passaggio della sceneggiatura a firma di Mark L. Smith (Vacancy) oppure una regia non sempre pronta a sfruttare le potenzialità sceniche della botola (per non parlare poi dell'inutile 3D), ma in generale il film stupisce per la vivacità con cui Dante ripropone gli schemi classici del cinema horror, togliendogli quella patina di polvere che li ricopriva, per farli tornare così di nuovo moderni e funzionanti. Ne è un esempio lampante la lotta all'ultimo sangue tra Lucas e il pupazzo che lo terrorizza, scena complessa perchè potenzialmente ridicola e trash, ma resa spaventosa (ma anche terribilmente divertente) dal suo regista.

 

 

Joe Dante poi, il cinema per ragazzi lo sa fare, e anche bene. Allontanandosi dai canoni odierni del cinema per ragazzi, oramai diviso tra il musical bigotto disneyano e il fantasy senza troppe pretese ma con molti effetti speciali, Dante propone un film che non solo rappresenta i pre-adolescenti in maniera più veritiera del cinema mainstream di cui il film fa parte (senza aver paura di descrivere sottilmente l'attrazione fisica tra il protagonista maschile e la protagonista femminile, oppure di mettere in bocca qualche parolaccia ai suoi personaggi), ma si addentra in una morale esposta con semplicità ma profonda e non banale.


The hole in 3D ci fa riflettere sull'importanza di affrontare le nostre paure e il nostro passato usando come arma il nostro presente, ovvero ciò che siamo diventati crescendo. Ma ci fa anche riflettere sull'importanza di un cinema per ragazzi sempre meno vincolato dal buonismo ma più legato alle angosce e ai problemi dei ragazzi. E se poi il film è anche divertente, tanto meglio.



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COMMENTI
19/06/2010 - Qualcuno ci salvi dai brutti film, non dall'horror (Matteo Contin)

L'episodio da te raccontato ha più a che fare con lo spavento piuttosto che con la paura. Penso che nessuno ci debba salvare dall'horror (cinematografico o letterario che sia), perchè credo che sia uno dei tanti modi e dei tanti generi che hanno in mano gli autori per raccontarci qualcosa riguardante l'uomo.

 
17/06/2010 - Qualcuno ci salvi dall'horror! (claudia mazzola)

Mi ricordo da bambina quando guardai "Belfagor". La mia cara sorella si è nascosta in camera al buio dietro la tenda e al mio arrivo a nanna mi ha fatto prendere una paura terribile. Il bello dello spauracchio è che subito il reale ti afferra e ti fa capire che la realtà non fa paura.