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THE HOLE IN 3D/ Quell’horror in salsa teenager che riesce a spaventare e a divertirci

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Dane si è da poco trasferito con la sua famiglia, composta da sua madre e dal fratellino dodicenne Lucas, da Brooklyn ad un paesino sperduto nella provincia americana. La vita nella piccola cittadina non è di certo emozionante, ma quando i due fratelli, in compagnia della loro vicina di casa, trovano una misteriosa botola in cantina, la situazione cambia. I tre ragazzi inizieranno ad essere disturbati da terrificanti allucinazioni che sembrano più vere della realtà. Per scacciare queste visioni, dovranno affrontare la profonda oscurità che si cela dentro la botola mettendo a rischio la propria vita.


A sei anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio Looney Toones: back in action (ma con sulle spalle la direzione del bellissimo episodio Candidato maledetto della serie televisiva Masters of Horror), torna sul grande schermo il regista Joe Dante, e lo fa con The hole in 3D, film che ci catapulta inaspettatamente indietro di un ventennio, tornando a farci respirare l'aria dissacrante degli horror per ragazzi degli anni Ottanta. Pur con i dovuti accorgimenti per mantenersi al passo coi tempi infatti, The hole in 3D ripropone la stessa salsa di ironia mista a una sana paura (cinematografica più che metafisica) che fece il successo dello stesso Dante.


Partendo da una storia dal sapore surreale simile a molte puntate di Ai confini della realtà (di cui non a caso lo stesso Dante girò un episodio della versione cinematografica della serie), il regista gioca sin dall'inizio le sue carte, introducendoci con dinamismo nella storia, senza perdere troppo tempo in spiegazioni. Il film scorre senza troppe complicazioni, srotolandosi con facilità (ma non con didascalismo) nei meandri di una storia che, se all'apparenza può sembrare stupida, rivela in realtà il bisogno di raccontare qualcosa, oltre che far rabbrividire gli spettatori.

 

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COMMENTI
19/06/2010 - Qualcuno ci salvi dai brutti film, non dall'horror (Matteo Contin)

L'episodio da te raccontato ha più a che fare con lo spavento piuttosto che con la paura. Penso che nessuno ci debba salvare dall'horror (cinematografico o letterario che sia), perchè credo che sia uno dei tanti modi e dei tanti generi che hanno in mano gli autori per raccontarci qualcosa riguardante l'uomo.

 
17/06/2010 - Qualcuno ci salvi dall'horror! (claudia mazzola)

Mi ricordo da bambina quando guardai "Belfagor". La mia cara sorella si è nascosta in camera al buio dietro la tenda e al mio arrivo a nanna mi ha fatto prendere una paura terribile. Il bello dello spauracchio è che subito il reale ti afferra e ti fa capire che la realtà non fa paura.