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I PROMESSI SPOSI/ Il musical italiano all'altezza di Broadway che convincerebbe anche Manzoni

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L'Innominato e il cardinale Borromeo  L'Innominato e il cardinale Borromeo

Poi la mattina, le campane che salutano il Cardinale, il fiorire della conversione e del cambiamento, con l'intenso duetto Solo il silenzio fra ex cattivo e Cardinale seguito dall'entrata in scena di un vero asinello al seguito della "bestia" don Abbondio. E poi Lucia liberata, il forte racconto della peste a Milano (Milano sta morendo), col toccante episodio della bimba Cecilia e la morte di Don Rodrigo, Lucia e Renzo che si ritrovano, Fra’ Cristoforo che li scioglie dal voto e un’inatteso, geniale finale in forma di Padre nostro (pare il passo più sofferto dal compositore) come domanda di salvezza di un mondo ferito, fra canti corali e piogge purificatrici. Vicende che conosciamo a memoria e che pure ancora ci commuovono per la loro attualità, e che hanno spinto i ventimila presenti dalla cordialità dei primi applausi al vero e proprio trionfo finale.

 

Quanto al luogo, poi, era davvero straniante ritrovarsi, in una sera di prima estate nel grande stadio, davanti questo palco larghissimo e popolatissimo (così vasto che nessun teatro lo potrà contenere), coinvolti dal bellissimo Addio ai monti di una Lucia che naviga sul suo “andoa” su un falso lago nebbioso di fumo artificiale. Una scena corale che davvero vale da sola l'intero spettacolo. E quando in scena arriva, ruotando, il Duomo della bellissima e imponente scenografia di Luciano Ricceri (così alto non starebbe neanche alla Scala), il pubblico è definitivamente in visibilio.

 


Inatteso, travolgente Guardì, che per quello che potrebbe diventare un evergreen del musical all’italiana fa addirittura pensare ai grandi di Broadway, seppure con melodie e canzoni di casa nostra. E pensare che tutto è nato leggendo le pagine di Manzoni tanti anni fa, nella campagna agrigentina, dove Guardì e il suo vecchio amico Flora, sodali nelle prime avventure teatrali e musicali, sognavano un avvenire da artisti. E anche il piccolo Angelino, l’altra sera a san Siro in veste di “autorità”, altri non era allora che uno dei giovani componenti del coro agrigentino del maestro Flora. Ora li aspetta, per questa Milano musicale manzoniana battezzata a san Siro, un grande ritorno nella Valle dei Templi.

 

E poi? Una cosa è certa, questa grandiosa follia produttiva (si parla di un investimento intorno ai 5 milioni di euro) che in un teatro non avrai mai più queste misure infinite, la vedremo tale e quale in tv, su Raiuno, ai primi di settembre. E resterà per sempre fotografata nella forma di questo sogno smodato grazie alla tecnologia. Manzoni forse non avrebbe capito, ma alla fine avrebbe applaudito anche lui. 



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