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LO SQUALO/ C’è qualcuno in grado di battere la creatura di Spielberg dopo 35 anni?

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Jaws in originale, Lo Squalo in Italia. Un adattamento del titolo compiuto dal distributore italico forse per evitare che il film “Mascelle” fosse confuso con un prematuro biopic su Fabrizio Frizzi.

 

Trentacinque anni di enormi denti seghettati, di pinne dorsali che affiorano dal blu profondo, di avvertimenti inascoltati e di barche da pesca sgagnate come fossero cracker. Da allora non c’è persona che, guardando la superficie del mare, non abbia temuto e, perché no, sperato di poter urlare per primo “uno squalo!”; ma siamo ormai in un’epoca in cui è più probabile che, guardando la distesa blu, si gridi alla fuga di petrolio.

 

Diciamocelo, il 1975 fu un anno fortunato. Mentre qui in Italia Dario Argento buttava nelle sale una “cosetta” tipo Profondo Rosso, in USA un certo Steven Spielberg, di soli 28 anni, diventava un regista strafamoso grazie a Lo Squalo, e questo dopo aver diretto alcuni telefilm e due soli film: Duel (1971), visto da tutti e da tutti apprezzato, e Sugarland Express (1974), apprezzato da alcuni, visto da pochi.

 

A vedere Jaws invece ci andarono in tanti, tantissimi. Incasso? 470 milioni di dollari e rotti (2 miliardi di dollari, aggiornati al prezzo del denaro), il che vuol dire, dato il costo del biglietto al tempo, circa 250 milioni di spettatori paganti schiaffati davanti al grande schermo a stringere il bracciolo della sedia al solo ascoltare le due stranote note musicali del tema principale (Mi-Fa) che da quell’anno sono diventate paradigma di ogni cosa minacciosa che si avvicina di sottecchi.

 

Lo Squalo, padre di tutti gli animal-horror che si rispettino, mise d’accordo critica e pubblico. Il primo blockbuster di concetto aveva saputo intrattenere e al contempo stupire per le sue capacità tecniche di costruzione della tensione, grazie anche alla performance di un cast in stato di grazia. Il giovane Spielberg aveva sbalordito i tecnici del settore dimostrando non comuni doti di manipolazione delle reazioni dell’audience, qualità che fino ad allora era cucita addosso ad Alfred Hitchcock e a lui solo.

 

Dato il riferimento, forse non è un caso che Lo Squalo possa essere diviso in due tempi principali, fra i quali il primo si rifà all’hitchcockiano The Boy Who Cried Wolf (Il Ragazzo che gridò al Lupo), qui con il volto di Roy Schneider, l’uomo qualunque, che deve sbracciarsi affinché l’intorpidita comunità di Amity Island prenda seriamente la minaccia rappresentata dal mastodontico Carcharodon carcharias del titolo.

 

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