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FILM D'AUTORE/ Il regista Zanussi: un film su Wojtyla per mostrare che la santità è qualcosa di comune

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Cito un brano tratto dal suo libro autobiografico “Tempo di morire. Ricordi, riflessioni, aneddoti”: «La sceneggiatura del film Il tocco della mano (The Silent Touch, 1992), scritta con Edward Zebrowski, riguardava proprio questo argomento. Il vecchio compositore smette di comporre, perché non crede più che la musica possa fare qualcosa contro le mostruosità del mondo. Nell’ultima scena del film affermiamo che il compositore si sbagliava: tutto ciò che possiamo compiere nella nostra vita, tutte le nostre opere tanto inutili, quel briciolo di bellezza che talvolta riusciamo a evocare, è appunto quel granello che può fare la differenza sul piatto della bilancia del bene nell’universo». Una frase che mi ricorda da vicino la famosa affermazione di Dostoevskij «La bellezza salverà il mondo». Ci parla del suo libro, di questa tensione verso la bellezza che egli ritrova nel proprio mestiere?

Con la bellezza dobbiamo andare molto cauti. Perché si è arrivati a toccare il punto in cui si può parlare di prostituzione della bellezza. La bellezza deve essere disinteressata; la bellezza serve all’ideale, cioè a se stessa. Invece la bellezza nella pubblicità, la bellezza nella televisione (ad esempio, se io vedo un bel paesaggio so che dietro c’è un ufficio viaggi o una qualche agenzia turistica) tutto ciò ha screditato la bellezza riducendola a qualcosa di facile, che si vende. Mentre, in realtà, c’è dietro qualcosa di molto più profondo: la bella decisione dell’uomo, l’uomo che riesce a superare se stesso, nel senso della trascendenza, nel suo atteggiamento con gli altri, con il mondo, l’uomo che riesce a sacrificare la propria semplice comodità per un ideale. Questa è la bellezza eterna e questa è la bellezza che cerco. Non basta più questa bellezza facile, cui molti diventano allergici, giustamente, perché è una bellezza che si vende, falsa. Invece la bellezza profonda è sempre una vocazione dell’arte. L’arte può arrivare a ridurre la bellezza a qualcosa di venale e fatuo, commettendo un peccato mortale, come una ragazza che vuole piacere a tutti e non rispetta la propria dignità. È bellissimo se possiamo piacere però non a condizione di perdere la dignità. E l’arte spesso oggi è indegna perché si vende.

E cosa ci dice del suo libro?

Il titolo del mio libro sembra tremendo, mentre in realtà è ottimista e cita san Paolo. È un libro pieno di aneddoti, piccole storie: l’essere narratore è la mia vocazione professionale; come autore cinematografico devo raccontare le storie delle persone, allora lo faccio anche nei film raccontando un po’ la realtà e non solamente quella del mio paese, perché viaggiando molto ho incontrato persone straordinarie, grandi artisti che ho potuto conoscere personalmente. Per questo credo che il libro abbia varie dimensioni e possa essere divertente per un lettore. Non deve fare paura.

La storia della sua nazione è stata spesso drammatica, ma l’identità polacca si è sempre mantenuta salda, unita da lingua e religione. È cambiato qualcosa nella Polonia di oggi?

Abbiamo visto ultimamente una sciagura quale la caduta dell’aereo presidenziale: il nostro Stato è sopravvissuto a questo shock senza crisi, siamo stati ben preparati e ben organizzati. La Polonia si sta riprendendo con un grande rispetto per il mistero di questo fatto che non è solamente naturale, fa parte della sofferenza che accade nel mondo e non si possono chiudere gli occhi: ci sono tante sofferenze e tanti posti del mondo dove ci sono grandi ingiustizie. L’ingiustizia fa parte della nostra esperienza non possiamo illuderci di essere immuni alla morte completamente inspiegabile.
 

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