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FILM D'AUTORE/ Il regista Zanussi: un film su Wojtyla per mostrare che la santità è qualcosa di comune

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Rispetto all’unità e alla religiosità, che hanno sempre caratterizzato i Polacchi, è cambiato qualcosa, con il processo di secolarizzazione che ha attraversato tutta l’Europa nel secolo scorso?

Per quanto riguarda l’unità e la religiosità del popolo polacco, non si osserva un cambiamento forte. La Chiesa ha una certa difficoltà ad adattarsi alla libertà perché per quasi due secoli ha vissuto in condizioni di mancanza di libertà. Questo è un problema per i vescovi ma il numero dei credenti rimane fisso e non si vede una grossa differenza. La Polonia è sempre un paese prevalentemente credente, unito e cattolico anche se dobbiamo adesso imparare di più la tolleranza verso le minoranze. Il passato ci insegna molto riguardo a ciò, perché non abbiamo mai vissuto le guerre di religione. Questo è il nostro grande successo storico del passato perché non abbiamo subito quelle guerre che in altri paesi hanno avuto effetti disastrosi come per i tedeschi o gli ugonotti in Francia.

Dunque uno Stato al confine tra Europa Occidentale e Orientale, crocevia di diverse religioni, ma, d’altra parte, profondamente cattolico…

Noi avendo sempre avuto uno Stato multi confessionale non abbiamo mai avuto questo atteggiamento di esclusività religiosa. E così in un paese prevalentemente cattolico dove la minoranza ebraica era una volta molto grande, gli ortodossi molto numerosi, con anche una presenza   protestante,  abbiamo convissuto relativamente in pace, a confronto degli altri paesi. Ovviamente ci sono anche esempi contrari, ma la linea generale della nostra storia è sempre stata caratterizzata da una certa apertura e tolleranza. Questo è un risultato della nostra posizione geografica: siamo stati ai confini dell’Europa latina, dell’Europa occidentale esposti sempre alle altre culture, anche all’Islam perché abbiamo avuto per secoli una frontiera con la Turchia, in Ucraina, e l’invasione islamica ci ha minacciato per quattrocento anni.

Che consigli si sente di dare a chi vuole intraprendere la strada del cinema?

Sto insegnando in diversi paesi questo mestiere abbastanza difficile. Credo che la tecnica oggi sia abbastanza semplice, però il problema vero è fare i conti con se stesso e con la società e sapere che cosa voglio raccontare e perché voglio raccontare. Che saggezza c’è dietro la mia convinzione. Guardare quindi più al significato, perché la tecnica è uno strumento al servizio del significato.



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