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ROMA FICTION FESTIVAL/ Nella fiction italiana non funziona la produzione o il telespettatore?

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E se a far da spalla alla Pivetti c'era una delle swing band con meno swing nella storia delle swing band senza swing, dedicatasi con successo ad uccidere con una mannaia un'antologia dei temi televisivi più amati, è pur vero che la cerimonia è filata con un suo ritmo non eccessivamente retorico né compiaciuto, e chiunque sia stato ad un evento del genere in Italia sa che la cosa non è mai scontata.

E se è vero che, alla conferenza stampa di apertura del Festival, settimana scorsa, l'assenza della presidente Polverini aveva suscitato più d'un turbamento, data l'importanza della Regione Lazio nell'esistenza stessa della manifestazione, è anche vero che una settimana di delicata e paziente tessitura diplomatica ha infine portato la Polverini in sala, sabato sera, segnando la certezza di un futuro più sereno per il FictionFest.

E se è indubbio che le star italiane abbiano molto urgentemente bisogno di qualcuno che li aiuti a scrivere due righe di ringraziamento (se sento qualcun altro dire quanto sia "sorpreso e grato per questo premio" chiedo il porto d'armi) è pur vero che…  fatemi pensare… ok, questa volta non ho un contraltare positivo: soprassediamo...

Insomma, una serata leggera, non divertente ma nemmeno mortifera, sulla stessa linea di un settore, quello della fiction, che in Italia è molto più simile a un'enorme fiera dell'artigianato che a un'industria.

Per tutti, in realtà, la vera attesa della serata riposava sull'after party, ospitato in una degli spazi più cool di Testaccio, proseguito nella sua spumeggiante allegria ben oltre le 4 di mattina, dove lo star system nostrano e tutta la "piacioneria" che attorno vi orbita ha finalmente potuto esprimersi al meglio della sua ballerina e simpaticissima umanità. Ma qui, come un'eco di antica saggezza popolare, mi raggiunge la voce di mia nonna (sì, la stessa che non guarda Lost), che usava dirmi "se non hai niente di gentile da dire, non dire niente". Quindi questo pezzo finisce qui.


(Alvaro Rissa)



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