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TV/ Da Alias a Grey’s Anatomy, il mito di ABC che ha cambiato il mondo delle fiction

Il cast di Grey's Anatomy Il cast di Grey's Anatomy

D’altro canto, la ABC ha saputo proporre anche prodotti “low concept”, ovvero serie meno innovative e dirette a un pubblico più giovane, con ampio spazio per sentimenti e intrecci romantici. È stato il caso di Felicity, la storia di una studentessa universitaria che cerca di crearsi una sua dimensione a New York e di conquistare il ragazzo che ama, affrontando un percorso di crescita attraverso errori, successi e (già allora) qualche salto nel tempo.

 

I teenager di adesso non se la ricordano; invece, accorrono in sala per vedere Grey’s Anatomy, il medical che ha unito elementi soap, romance e drammatici creando un bel polpettone con picchi di eccellenza e abissi di trash in grado di conquistarsi le simpatie del pubblico giovane. Il finale della sesta stagione è quasi un film a rischio lacrime e salti sulla poltrona, costruito su un ritmo action inusuale per la serie (dove per lo più i personaggi parlano, operano, litigano o si baciano - anche tra donne) e su un tono tragico che - va detto - colpisce nel segno.

 

Innovativa è stata anche Ugly Betty, la serie che ha segnato la riscossa delle “bruttine intelligenti”, partendo alla grande ma perdendo poi mordente e sfiorando il ridicolo in un po’ troppe occasioni. Ma tentare è la chiave per riuscire: gli americani lo sanno bene ed è per questo che, tra i tanti prodotti più o meno riusciti, qua e là sboccia il capolavoro o, alla peggio, il prodotto interessante e di successo.

 

L’Italia, invece, è contenta di navigare nelle acque sicure della mediocrità, giustificandosi con la necessità di soddisfare il suo pubblico medio (ovvero, vecchio) e la mancanza di una struttura industriale, di investimenti, di leggi adeguate, eccetra eccetra. La frittata si può rigirare quanto si vuole ma, nel frattempo, i giovani preferiscono l’America. E hanno ragione.

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