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PRETTY WOMAN/ Dopo 20 anni resta viva la lezione di Julia Roberts sulla "favola" da happy end

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Richard Gere e Julia Roberts in una scena di Pretty Woman  Richard Gere e Julia Roberts in una scena di Pretty Woman

Lo sai, che cambierà idea; lo sai, che prenderà in mano la sua lista “dieci cose per cui vale la pena vivere” e, sbianchettata la voce lavoro, lì, in pole position, ci metterà il tuo nome. Pensi: “In Manhattan perfino quel cinico di Woody Allen mette nella sua top ten una donna. Vuoi che con tutte quelle storie sul buddismo, la pace nel mondo e gli spot di macchine eco-compatibili, non lo faccia pure Richard Gere?”.

 

Noi che come codice postale non abbiamo 90210, invece, siamo intrappolati nell’oscillazione ineludibile tra il primo e il secondo atto. Vediamo nascere certe storie, certe situazioni. Primo atto.

 

Tutto va a scatafascio. Secondo. Ecco, lì, quando la forma è cambiata, quando la circostanza ci si rivolta contro, quando siamo amareggiati e abbattuti, lì, siamo sulla lama del “voglio la favola”. Voglio qualcosa di diverso, voglio di più.

 

La domanda che, a intervalli regolari, mi ossessiona da due settimane è: senza terzo atto a far da rete di salvataggio, se non si fiuta l’happy end, senza il rassicurante chiomone grigio di Richard Gere, come si fa a scegliere?



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
22/07/2010 - Una buona lezione (claudia mazzola)

La realtà è che oggi abbiamo sepellito 30 bambini abortiti e che una ragazza di 23 anni cubana e il suo ragazzo 27 anni senza permesso di soggiorno e lavoro, ha abortito una bimbo, poi ha incontrato Maria del M. per la vita che l'ha amata e così ha fatto un bimbo ora di 14 mesi. Adesso ne aspetta un altro e lo vuole tenere, questa è una bellissima favola con lieto fine.