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PRETTY WOMAN/ Dopo 20 anni resta viva la lezione di Julia Roberts sulla "favola" da happy end

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Richard Gere e Julia Roberts in una scena di Pretty Woman  Richard Gere e Julia Roberts in una scena di Pretty Woman

È da un paio di settimane che - a intervalli regolari - sono perseguitata dal ricordo di una delle scene fatidiche di Pretty woman (uscito nei cinema vent'anni fa) e da una domanda. Siamo a una decina di minuti dalla fine del film:

 

“Senti Edward tu mi hai cambiata e ora non puoi…farmi tornare come prima. Voglio di più”. “Me ne intendo del volere di più. La domanda è: quanto di più?” “Voglio la favola” risponde lei con aria mesta, ma convinta. “Relazioni impossibili - sospira Richard Gere - è il mio dono speciale: cado sempre nelle relazioni impossibili”.

 

Già. Quando mai uno è libero di scegliere. Voglio dire: se gli dei ti hanno maledetto col nefasto super-potere d’infilarti con precisione chirurgica in rapporti impraticabili, sarà mica colpa tua. S’ingoia il rospo e finisce lì.

 

Tuttavia, recriminazioni stile suffraggetta a parte, è sul “voglio la favola” che m’interessa puntare l’attenzione. La prima volta che ho visto Pretty woman (prima non in senso cronologico - quando ancora mia madre cambiava canale sulla scena del pianoforte -; intendo: la prima volta che l’ho guardato avendo capacità di autocoscienza e almeno una delusione amorosa alle spalle) sono esplosa in una sequenza di peana sul tema “grande Julia, tu sì che hai coraggio e non smetti di sognare!”.

 

Ai tempi (beata ingenuità), ancora non sapevo che i film si dividono in tre atti; non sapevo che per precisa volontà degli sceneggiatori, prima del vissero felici e contenti, si passa obbligatoriamente per il worst of the worst, il peggio del peggio, la lite, la rottura, il dolore che più supplizio di così non si può (non che siano sadici, gli sceneggiatori: andasse tutto liscio fin dall’inizio, fosse stata Julia una maestra elementare sposata a Richard-amore di sempre nonché impiegato delle poste, ammetterete, il film sarebbe stato di una noia letale).

 

Adesso - provvista delle suddette nozioni tecniche e con un tot di vita alle spalle in più -, quel “voglio la favola”, col terzo atto e l’happy end dietro l’angolo, non mi sembra più temerario come m’apparve ai tempi. Ci credo, cara Julia, che alzi la posta: da buona protagonista di commedia hollywoodiana, sai benissimo che Richard non ti lascerà andare.

 

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COMMENTI
22/07/2010 - Una buona lezione (claudia mazzola)

La realtà è che oggi abbiamo sepellito 30 bambini abortiti e che una ragazza di 23 anni cubana e il suo ragazzo 27 anni senza permesso di soggiorno e lavoro, ha abortito una bimbo, poi ha incontrato Maria del M. per la vita che l'ha amata e così ha fatto un bimbo ora di 14 mesi. Adesso ne aspetta un altro e lo vuole tenere, questa è una bellissima favola con lieto fine.