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IL MAESTRO E LA PIETRA MAGICA/ Il kolossal russo targato Disney troppo postmoderno per battere Toy Story 3

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Il Maestro e la pietra magica (Kniga Maestrov), kolossal fantasy realizzato dalla divisione russa della Disney, non è certo un capolavoro, ma segna una tendenza storica interessante. Nei titoli il cirillico emerge dalle cortine di nebbia del “castello delle favole”, per noi tutti sogno infantile made in Usa, e destabilizza gli adulti in sala, memori di ben altre cortine.

 

Ma è necessario aprire ai golosi mercati orientali, com’è già successo per The Secret of the Magic Gourd in Cina, con quel pastiche di cultura locale e globalizzazione che attrae e spaventa allo stesso tempo. Così per Kniga Maesterov, girato da Vadim Sokolowski e russo sin nel midollo, dal cast, ai costumi, alla fiaba narrata.

 

Un kolossal difficilmente collocabile sul mercato italiano, per nulla pubblicizzato, relegato nelle sale più anguste, ingelosito dalle file di bambini con in mano il pupazzo di Woody e il biglietto per Toy Story 3.

 

Con costumi caricaturali e ipertradizionale voce narrante, va in scena la fiaba russa dell’Alatyr, pietra fatata dagli arcani poteri. Baba Yaga, la mitica strega cannibale, ha una figlia dal cuore e dal viso gentile, che trova un giorno l’Alatyr in un prato. La gemma la tramuta nella Contessa di Pietra, crudele regina del mondo minerale. Al suo servizio gli invincibili Artari, statue animate dalla magia.

 

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