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IL MAESTRO E LA PIETRA MAGICA/ Il kolossal russo targato Disney troppo postmoderno per battere Toy Story 3

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Ma la Contessa rischia di rimanere relegata nella sua torre se un Maestro Intagliatore non darà vita all’Alatyr, permettendole di dominare sul regno dei viventi. In un villaggio vicino, governato da un borioso padrone e dall’obesa e piagnona Klava, vive Ivan, figlio dell’ultimo Maestro Intagliatore, rapito e ucciso anni prima dalla Contessa.

 

Spetterà a Ivan ridare vita all’Alatyr per guadagnarsi l’amore di Katja, figlia adottiva della crudele sovrana, unico cuore umano costretto nella torre rocciosa. Braccato dalle guardie alcolizzate del villaggio, il ragazzo dovrà fuggire dal matrimonio con Klava e diventare Sommo Maestro Intagliatore.

 

Sulla strada, come in ogni fiaba, aiutanti mitologici e doni magici lo conducono al compimento del suo destino. Nel luminoso finale sarà la stessa umanità della spietata Contessa, cristallizzata in lacrime di diamante, a ridare al mondo il suo calore.

 

Per chi ama Propp, le fiabe russe, e l’arcano potere degli archetipi sarà desolante ritrovare la Rusalka (mitica sirena della morte) nei panni di una velina viziosa, l’immortale Koshei incarnato in un borchiato tamarro. Perchè usare le figure mitiche se poi si svuotano di aura e potenza, appiattendole ai ruoli prosaici del mondo contemporaneo?

 

Stessa sorte tocca agli aiutanti magici, lo specchio delle brame di Biancaneve diventa un cibernetico ologramma e una matassa interattiva si esprime con la voce meccanica di un navigatore satellitare. Il Maestro e la pietra magica corre il rischio dell’ibrido, informe e indeciso tra arcano e postmoderno, tra mito e parodia.

 

In particolare è l’incauto uso dell’ironia a cozzare col contesto ipertradizionale, destabilizzando lo spettatore che non sa decidere se trovarsi in una fiaba della nonna o in una moderna sceneggiata parodiante. Alcuni tra i quadri che si vorrebbero più divertenti risultano incomprensibili a chi è digiuno di cultura russa, come la parodia dei 33 cavalieri pushkiniani, il coro di prefiche o le perle di saggezza illuminista del padrone del villaggio.

 

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