BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MEETING FILM FESTIVAL/ D’Alatri: solo sperimentazione e voglia di raccontare possono salvare il nostro cinema

Pubblicazione:

Alessandro D'Alatri, regista  Alessandro D'Alatri, regista

I suoi film non sono mai astratti o ideologici come molto cinema d’arte italiano, possiedono invece una profondità che sa conquistare anche il grande pubblico. Come sceglie le storie da raccontare?

 

La cosa fondamentale per chi fa il mio lavoro é quello di essere un recettore sensibile dei comportamenti umani che ci circondano. Sono un grande osservatore, mi affascinano i comportamenti, che indicano spesso delle contraddizioni. E dove c’é contraddizione c’é storia. Tutti i miei film partono da questo punto di vista. Casomai in particolare. Il cinema che piace a me riesce a coniugare questa tensione con l’intrattenimento.

Del resto il cinema è uno spettacolo per sua natura popolare, anche se l’opportunità di intrattenere lasciando tracce di riflessione è sempre più difficile. Non a causa dell’industria cinematografica, che é molto cresciuta, ma perché il pubblico premia scelte facili legate a codici televisivi, costringendo tutti ad adeguarsi verso il basso. La commedia, che insieme al neorealismo é stata una delle forme più importanti nel cinema italiano, non vede più film profondi come La grande guerra o Una vita difficile, ma sta degenerando in commediola. Faccio molta fatica a relazionarmi con un pubblico che chiede solo quello.

 

Ha citato Casomai. In quel film é andato controcorrente, presentando un’idea di coppia che contempli anche la fatica e la sfida del “per sempre”. Crede sia possibile una promessa così nella nostra Modernità Liquida?

 

Cresciuto negli anni ’70, appartengo a una generazione che s’é interrogata molto sulle tematiche relazionali. Noto però che, ancora oggi, non s’é trovata un’alternativa alla coppia tradizionale. Il modello di riferimento rimane quello. E’ una scelta che diventa sempre più faticosa: la solitudine della coppia é peggiorata rispetto a dieci anni fa, quando ho girato Casomai. C’é un vuoto legislativo rispetto alla famiglia incolmabile: lo Stato non la considera un’unità. Nella società postindustriale servono infrastrutture di sostegno perché è venuto a mancare il sostegno della famiglia patriarcale contadina. Venendo meno la figura degli anziani, é venuta meno anche la memoria. Io so chi sono per merito dei miei nonni: oggi i genitori non hanno ne’il tempo ne’la conoscenza per tramandare le radici.

Ci si può impegnare, come abbiamo fatto io e mia moglie con le mie due figlie adolescenti, ma arriva la scuola a rovinare tutto, con docenti senza nessun talento socio pedagogico. Manca totalmente l’educazione al rispetto degli altri e della cosa pubblica. Sono, insomma, subentrati altri dieci anni di solitudini sulle spalle di quelle famiglie.

 

CLICCA QUI SOTTO >> PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA AD ALESSANDRO D’ALATRI



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
24/08/2010 - Sperimentazione o creazione? (Giovanna Rossellini)

È veramente fondamentale dare spazio alle espressioni, "identificare talenti e combattere pregiudizi e immobilismi". Fondamentale perché solo così l’arte viene colta, se si cela, dietro alla libera espressività di ognuno, grandi o piccoli. Ma, “nulla ha meno senso della parola ricerca applicata all’opera d’arte” (Tarkovskij Andrej, Scolpire il Tempo). Mi sembrava doveroso gettare una pietruzza a favore del cinema come arte. Concetto, quello del cinema d’arte, che nella storia del cinema è stato abbozzato appena ma è ancora tutto da scoprire.