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CHE FAI TU, LUNA, IN CIEL?/ Con Giannini al Meeting va in scena la “fame” di Infinito in versi, musica e pittura

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Giancarlo Giannini e Alessandro La Motta sul palco del Meeting  Giancarlo Giannini e Alessandro La Motta sul palco del Meeting

E mentre la mano creatrice di La Motta non conosceva pause - con la regia di Cenci che rendeva possibili al pubblico scorci in soggettiva della tela “in divenire” attraverso una microcamera -, lo SchuberTrio e Giannini, accompagnati dalla presenza in scena e dalla voce della giovane Palmieri, procedevano nella loro personale “lettura”, ciascuno secondo il linguaggio che gli è proprio, dei brani tratti dai Canti. Oltre A Silvia, sono stati proposti Il pensiero dominante, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia - il cui incipit ha fornito lo spunto per il titolo dell’evento -, Alla sua donna e in chiusura L’infinito, i cui versi sono stati inizialmente introdotti dal pianoforte di Giulio Giurato con le note del primo movimento della Sonata n. 14 op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” di Beethoven e poi chiusi da una ripresa del Preludio op. 28 n. 15 “Goccia d’acqua” di Chopin.

 

In conclusione, nell’assortita coralità della prova fornita da tutti i presenti sul palco, ci ha colpito il ruolo della tela di La Motta che andava via via arricchendosi e completandosi in tempo reale e senza interruzioni durante il recital mentre la platea veniva investita dal “grido” dei versi di Leopardi e delle note di Schubert, Beethoven e Chopin, rappresentando una componente scenica di notevole potenza evocativa: un gesto denso come la materia della propria creazione che proseguiva sicuro il suo compito mentre la domanda di significato che spazialmente lo ricomprendeva, pareva però trascenderlo al punto tale da apparire quasi come invocazione delle proprie natura e continuità. Le due autentiche “gocce d’acqua” di questa magnifica serata riminese.

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