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PANDORUM/ Quel mix al ribasso tra "polpettone metafisico" ed action movie che scontenta i fan di entrambi i generi

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È un nuovo risveglio sulla nave interstellare Elysium. Il risveglio da un sonno durato più di un secolo, il risveglio di un’umanità stipata a bordo di un’astronave che ha il compito di esplorare il pianeta Tanis, così simile alla Terra e quindi possibile candidato a diventare una colonia terrestre dopo che la sovrappopolazione, l’inquinamento e altri fattori, ne hanno modificato la natura. È il caporale Bower il primo a svegliarsi dal sonno artificiale: non ricorda nulla, non ricorda nemmeno chi è.

 

Nessuno ricorda nulla appena svegliatosi, nemmeno il tenente Peyton: insieme a Bower giorno dopo giorno, recupereranno la memoria e cercheranno di riportare in funzione la navicella, afflitta da un misterioso black out. Ma mostruose presenze, spettri della memoria e l’ombra oscura del Pandorum (la malattia che affligge le persone che passano troppo tempo nello spazio), renderanno la loro missione più complessa di quello che pensavano.

 

Diretto dal tedesco Christian Alvart e prodotto in primis da Paul W.S. Anderson (già regista di “Resident evil”), “Pandorum – L’universo parallelo” è arrivato in Italia preceduto da una campagna pubblicitaria, se non originale, perlomeno di forte impatto visivo, dato che i grandi cartelloni che riempivano le maggiori città italiane, riuscivano a distinguersi dalla feroce banalità grafica dei prodotti simili.


La stessa sorte sembrava dover toccare alla pellicola, il cui spunto iniziale è sicuramente interessante nel suo mettere in campo critica sociale e riflessione metafisica travestite da film di fantascienza.


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