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CINEMA E TV/ Tomb Raider e Prince of Persia come Alias e Dark Angel: ecco cosa succede se film e telefilm si ispirano ai videogames

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Jake Gyllenhaal in Prince of Persia - Le sabbie del tempo  Jake Gyllenhaal in Prince of Persia - Le sabbie del tempo

Gli appassionati del gioco protestano per la trama non all’altezza, il resto del pubblico si ritrova frastornato da lotte ed effetti speciali senza provare la minima emozione. Budget stellare ed effetti speciali non bastano a conquistare il pubblico, che si accorge quando sotto la superficie non c’è nulla e, nel buio della sala, cade addormentato o rimpiange il momento in cui ha comprato il biglietto.

 

L’impresa di evitare questo tranello è riuscita a Simon West con Tomb Raider, in cui la storia avventurosa è condita con ironia e un pizzico di romanticismo: centrata sulla ricerca di un prezioso manufatto che dà al possessore la facoltà di controllare il tempo, la trama si distacca totalmente dal gioco, arricchendosi di mistero e suspense, e la scelta di Angelina Jolie nei panni della protagonista (l’intrepida e ironica Lara Croft) si è rivelata una scelta vincente.

 

Sul solco tracciato da West, di recente si è inserito con eleganza il regista Mike Newell, che ha diretto Prince of Persia: un film di tutto rispetto in grado di intrattenere, coinvolgere e divertire, puntando sul fascino del deserto e dei principi ma senza trascurare il potere di una bella storia. Tratto dall’omonimo gioco, a dispetto di un iniziale scetticismo il film si rivela un interessante mix di azione, spettacolo e romanticismo, con un affondo in tematiche attuali e spinose.

 

La storia del principe Dastan, orfanello di strada adottato dal re persiano, è la classica parabola del ragazzo qualunque che diventa principe (vedi la saga di Aladdin firmata Disney) affrontando ostacoli che lo spingono a maturare e diventare un leader, imparando a distinguere bene (l’amore fraterno) e male (la sete di potere dello zio), confrontandosi con l’amore (la principessa Tamina) e con la guerra.

 

Anche qui come in Tomb Raider, la storia ruota intorno a un oggetto misterioso, il pugnale delle Sabbie del Tempo, in grado di riavvolgere la linea temporale e, dunque, cambiare il corso degli eventi. Ultimamente, l’idea di controllare il tempo è diventata un leit motif di cinema e Tv (basti pensare ai viaggi temporali di Lost e alle visioni sul futuro di Flash Forward): il desiderio di tornare indietro e cambiare le cose è uno dei desideri più viscerali dell’uomo e le storie che sfruttano questo tema puntano su un nucleo tematico forte, lungi dall’esaurirsi o risolversi con facilità.

 

D’altro canto, i videogame giocano con il tempo: le storie sono sempre ambientate in un mitico passato o un tecnologico futuro e, di solito, la velocità è la chiave per superare i livelli e vincere la partita. La ricetta vincente per lo schermo, però, è la combinazione di elementi moderni con il classico, eterno e imprescindibile ingrediente della narrazione: insomma, il gioco funziona meglio quando alla base c’è una bella storia.



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