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TV/ Ti lascio una canzone e Io canto: perché i talent dei bambini piacciono tanto gli adulti?

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E poi fanno tenerezza, certo; forse guardandoli ci si vuole illudere che l’innocenza sia ancora salva, dopotutto, anche in tv, perché qui si ascoltano i pezzi cult della tradizione musicale senza dover assistere alle noiosissime dispute tra giudici e ai dietro le quinte da reality show di X-Factor o Amici. Se poi si considera che la Clerici e Scotti sono i due volti più rassicuranti della tv italiana, il risultato è garantito. Insomma, furbescamente i due programmi propongono un mondo innocente, pre-Maria de Filippi, dove l’atmosfera è prudentemente lontana dall’idea di gara e competizione che caratterizza le sfide “adulte” per puntare invece sul clima di festa, di amicizia e grande famiglia.

 

Peccato che, alla fine, la tentazione di virare dallo spettacolo familiare alla gara ci sia sempre: infatti, il premio per il vincitore di Io Canto è un viaggio in America, per studiare canto con un professionista d’oltreoceano. Coltivare il talento va bene, ma i bambini dovrebbero fare i bambini; e, come ha sottolineato il direttore di giuria dello Zecchino d’Oro, Alessandro Caspoli, i bambini dovrebbero essere formati con pazienza, non spinti alla scalata televisiva.

 

Qualcuno direbbe che, se il talento c’è, è buona cosa che venga coltivato e fatto conoscere: ma il “giusto mezzo” sfugge di mano in fretta alla televisione. Il rischio dell’eccessivo spazio concesso a questi programmi (c’era proprio bisogno di averne due contemporaneamente?!) è che i ragazzini finiscano per abituarsi a essere parte del flusso mediatico, che spinge tutti a trovarsi a proprio agio davanti alla telecamera e, anzi, a desiderarlo, passando in fretta dalla dimensione del gioco a quella dell’ambizione.

 

Da un lato, ormai la tv è diventata la via più semplice per mostrare il proprio talento bruciando le tappe; dall’altro, salire su un palcoscenico è balzato in testa alle classifiche dei “sogni per il futuro” dei minori, bombardati da Hannah Montana, High School Musical, Camp Rock & company.

 

In ogni caso, visto il trend contemporaneo, speriamo di non ritrovarci prossimamente a dover sopportare l’invasione dei baby-concorsi di bellezza in stile americano, ritratti in film come Little Miss Sunshine: di fronte a questa prospettiva, c’è da augurarsi che “l’era musicale” duri il più possibile.



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