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NEW MEDIA/ Contri: internet tra informazione e caos, che futuro per pubblicità e lettori?

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Se non si insegnerà loro come selezionare le fonti sì. Ora come ora non sono molto ottimista. I nostri giovani non sanno più discernere. La colpa è soprattutto della scuola, che non sviluppa il senso critico degli studenti. Alle elementari non si fanno più i riassunti e il risultato è che all’università il 90% dei ragazzi non sa articolare un discorso. Bisognerebbe recuperare il latino e fare meno esami a crocette, perché i giovani devono imparare cosa è il linguaggio. Se il tuo linguaggio è corrotto, ne deriva che anche la tua relazione con la realtà è corrotta.

 

 

Lei è un esperto di pubblicità. Come si può comunicare ancora un messaggio in questo mare di informazioni?

 

Sicuramente oggi le cose diventano più difficili per chi fa questo mestiere. Io credo che nel momento in cui aumentano le opzioni (e cioè non c’è più un broadcasting a cui tutti fanno riferimento), l’unica soluzione è cercare di comunicare integralmente. La prima fase richiede lo studio di un pensiero, mentre nella seconda devo capire i mille modi in cui posso declinarlo.

 

 

Facciamo un esempio concreto…

 

Partiamo dal dire che è economicamente impossibile coprire tutti i media esistenti. Così come focalizzare dei cluster precisi è diventato molto più complesso, quasi utopistico. Il segreto sta nel provocare una reazione a catena. Vediamo cosa ha fatto la Old Spice, nota marca americana di deodoranti. All’inizio la campagna è partita nel modo più convenzionale possibile: l’azienda si è affidata a un testimonial (in questo caso Ray Lewis, un campione di football della Nfl) e ha confezionato uno spot. Poi lo ha divulgato, usando anche i social network e raccogliendo i commenti degli utenti. Qui è nata l’idea geniale: i commenti sono stati selezionati e fatti interpretare dall’atleta in centinaia di spot personalizzati e realizzati in tre giorni di riprese.

 

 

Così io, Marco Guidi, posso vedere Ray Lewis camminare sulla luna come avevo scritto nel mio commento di Facebook…

 

Esatto. E il contenuto finisce su Youtube, sotto il tuo nome. Si innesca così una reazione a catena. Perché anche i tuoi amici vogliono uno sketch personalizzato e via dicendo. Da qui nascono poi i fake, “i falsi” che fanno comunque pubblicità. E la Old Spice ha ottenuto ciò che si prefissava, aumentando le vendite del 100% in pochi mesi. Tutto perché è riuscita a mettere in moto una reazione a catena. Partendo sì da un concetto di spot antico, ma declinato con la cosiddetta viralità consentita dai media del presente.

 

 

Questa è la nuova frontiera della pubblicità?



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