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CACCIA AL RE LA NARCOTICI/ I segreti di una fiction che sa “parlare” con il pubblico

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Gedeon Burkhard, protagonista della fiction (Foto Ansa)  Gedeon Burkhard, protagonista della fiction (Foto Ansa)

In fondo, però, se Caccia al ladro. La narcotici non è andata poi così male è anche merito suo. La regia di Michele Soavi, che tra gli altri ha diretto Nassiriya - Per non dimenticare (2007), Attacco allo stato (2006), Uno bianca (2001), Ultimo - La sfida (1999), è già di per sé una garanzia. E, nonostante sia l’ennesimo poliziesco in circolazione, in qualche modo sa distinguersi dagli altri. In primis per il tema. Tra caserme romanocentriche, investigatori improvvisati e ispettori sui generis alla Coliandro, qui si parla seriamente e solo di droga e delle principali vittime che essa miete, ovvero i ragazzi.

 

Dopo un’importante missione, infatti, il capo della narcotici viene arrestato per corruzione. Fra le vie della capitale scorrono fiumi di un nuovo tipo di cocaina, chiamata speciale perché costa meno e fa sballare di più. È un’urgenza impellente smantellare l’intera organizzazione che la smercia fra i ragazzini e il Questore ha in mente un solo nome per risolvere la questione. Quello di Daniele Piazza, che insieme alla sua nuova squadra dovrà centrare l’obiettivo e arrestare il capo di questa organizzazione criminale, ovvero quello che viene definito “l’ottavo re di Roma”.

 

Non sarà un compito semplice, è per questo che il Questore ha pensato a Daniele, un cane sciolto, uno che ragiona fuori dagli schemi e che, pertanto, incarna la forma mentis ideale per catturare il re. Un poliziotto duro e inflessibile che in parte si discosta dal maresciallo italico o dall’immagine pizza e mandolino che tanta fiction passata ha regalato. Eppure, nonostante questo classicamente sia un problema (se un “eroe” si allontana dall’immaginario collettivo nostrano, difficilmente il pubblico si affeziona), non è difficile empatizzare con il personaggio di Daniele.

 

In parte anche grazie al fatto che il nostro pubblico già conosce il volto di Gedeon Burkhard per averlo visto nel Commissario Rex. Ma non solo. È vero, è un cane sciolto, ma è un capo che aggrega il gruppo e il suo motto è che tutti devono lavorare in team per la catturare il re. Detto per inciso, poi, anche la sua squadra è un po’ particolare. Ricorda, in qualche modo, quella di Ris, Delitti imperfetti, che fu la prima serie poliziesca ad “americanizzarsi”. A togliere quel velo di italianità provinciale per assumere un linguaggio un po’ più “altro”.



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