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VALLANZASCA/ L’errore sul ladro gentiluomo rovina il film di Placido e Rossi Stuart

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Michele Placido, regista del film Vallanzasca (Foto Imagoeconomica)  Michele Placido, regista del film Vallanzasca (Foto Imagoeconomica)

Rapine, carcere duro, evasioni, serate nella Milano da bere. Tutto lecito. Generoso, anche se oramai sdoganato, anche il tentativo di moralizzare il cattivo di turno.  È però azzardato renderci una coscienza criminale nobile che ci possa insegnare il limite oltre il quale “non c'è l'uomo, ma l'animale”.

 

C'è tempo anche per le solite barzellette sui Carabinieri (nella fuga dal traghetto); per un “ghe pensi mi” di berlusconiana memoria (questa volta però in chiave esclusivamente sessuale) e per una predica sugli abusi di potere degli agenti di pubblica sicurezza.

 

Sbagliato e diseducativo, infine, pensare di poterci raccontare la storia di un crimale facendocelo passare per un ipotetico ladro gentiluomo. Placido paga pegno, i critici servono a questo. Renato Vallanzasca rimane un cattivo esempio. L'eccezione non basta a cambiare la storia.



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