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BIUTIFUL/ Il viaggio di Inarritu nel dolore per “abbracciare” lo spettatore

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Una scena del film Biutiful (Foto Ansa)  Una scena del film Biutiful (Foto Ansa)

Dal particolare al generale e ritorno, in una struttura che cerca letteralmente di abbracciare lo spettatore ricorrendo - come spesso nel cinema dell’autore - anche a qualche trucchetto o scorciatoia emotiva (le stufette a gas regalate ai cinesi), ma più spesso confrontandosi con la crudezza delle situazioni.

 

Ma più che un quadro sociologico e di denuncia, Inarritu disegna un viaggio negli abissi del dolore e della disperazione e si affida a uno stile narrativo e registico più composto, anche se non proprio sobrio, e a un’interpretazione intensissima di Javier Bardem, uno dei migliori attori degli ultimi anni, premiato a Cannes con la Palma d’oro come migliore attore ex-aequo con Elio Germano: non è bastato al film a vincere il Golden Globe come film straniero (battuto dal danese In un mondo migliore), ma è un buon viatico per la prossima notte degli Oscar nella quale, oltre che per l’attore protagonista, il film gareggerà come film straniero. In barba agli scettici e agli sceneggiatori dissidenti.

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