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IL MILIONARIO/ Quando è un quiz a far riscoprire che la ricerca della verità è bella

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Michela De Paoli, vincitrice di un milione di euro  Michela De Paoli, vincitrice di un milione di euro

Ieri a “Chi vuol essere milionario”, per la terza volta in tutta la storia della trasmissione, è stato vinto il massimo premio, un milione di euro. In queste settimane torbide, ci aggrappiamo anche a un quiz per riprendere un po’ di respiro. Innanzitutto perché si tratta di una delle migliori trasmissioni in circolazione sulle nostre reti, capace di intrattenere con garbo, pulizia e intelligenza. “Who wants to be a millionaire” è un format diffuso in tutto il mondo, capace di attecchire nelle culture e società più diverse (si veda ad esempio il film “The Millionaire”).

 

Format significa struttura e il “Milionario” ha una costruzione drammatica perfetta, basata su un percorso narrativo ferreo ma intrigante. Quando fece la sua comparsa sul mercato internazionale, lanciato da una piccola casa di produzione, la Celador, segnò una rivoluzione nel panorama dei quiz. Per la prima volta si rovesciò il tabù del tempo. Nel Milionario conta che la risposta sia giusta, non che sia data in fretta. Ciò permette al programma di mantenere tensione, ma in un clima di dialogo, nel quale i protagonisti ragionano ad alta voce.

 

In secondo luogo il programma consacrò il cosiddetto “multiple choice”. Il concorrente, e con lui il telespettatore che gioca da casa, non è di fronte a un vago ignoto, ma deve scegliere tra quattro opzioni preconfezionate. La scelta è un elemento drammatico fortissimo e, come insegnava la Poetica di Aristotele, lo è ancor più se c’è sproporzione tra l’azione e l’effetto che essa produce. Un piccolo errore e tutto è perduto: cosa c’è di più avvincente? È così anche nella vita, nella quale, se pensiamo davvero alle conseguenze delle nostre azioni e del nostro stesso essere nel mondo in un modo o in un altro, siamo travolti dalla vertigine. Possiamo pensarlo come un destino algido, o piuttosto come un’amorevole provvidenza, ma è un fatto che non controlliamo un bel niente della nostra vita e di quello che come novelli apprendisti stregoni facciamo succedere.

 

In terzo luogo, il Milionario permette gli aiuti: anche questa è una piccola ma bella metafora dell’esistenza concreta. Una reclame qualche anno fa ci voleva convincere che l’uomo vero “non deve chiedere mai”. Spiace dirlo, ma quello lì finisce sempre male. In quarto luogo, nel Milionario non è detto che vinca il più colto, ma comunque fa piacere conoscere persone che apprezzano Manzoni, che sanno cosa sia la Genesi, che ricordano le leggi di Mendel, che, in una parola, leggono, hanno letto, vogliono leggere. Così è la simpatica signora che ha intascato il milione dalle mani dell’ottimo Gerry.



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COMMENTI
28/01/2011 - Io commossa per lei, sul serio (claudia mazzola)

L'ho vista, la signora, e sono contenta abbia vinto quel dolce sorriso con un aiuto finale. La trasmissione mi piace e Gerri Scotti che Dio lo benedica!