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L’ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL/ La favola buffa di Jeunet che mette in gioco i bisogni reali dell’uomo

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Prima di tornare in sala ad incontrare nuovamente il folle mondo del francese Jean-Pierre Jeunet, abbiamo dovuto aspettare cinque lunghissimi anni. In realtà, per il mercato italiano, gli anni sono sei, visto che l'ultima fatica del regista di "Delicatessen" e de "Il favoloso mondo di Amelie" arriva in Italia a quasi un anno di distanza dall'uscita nelle sale francesi. Poco male, siamo già contenti che  "L'esplosivo piano di Bazil" sia arrivato anche da noi. Sono passati cinque anni quindi, dal sottovalutato "Una lunga domenica di passioni", e sono stati cinque anni in cui Jeunet deve aver riflettuto in maniera concreta e decisa su quale piega far prendere al suo cinema pur rimanendo fedele a sè stesso. E la risposta ci è subito chiara: gli spettatori dovevano dimenticarsi di Amelie.

Non dimentico del passaggio dal cinismo grandguignolesco di "Delicatessen", alla colorata poesia delle piccole cose de "Il favoloso mondo di Amelie", Jeunet fa un ulteriore passo avanti nella sua visionaria cinematografia, costruendo il suo ultimo film come una grande favola dai meccanismi precisi e ben oliati, dove la struttura del racconto, la sua morale (se così vogliamo chiamarla) ed i suoi personaggi hanno un'importanza maggiore rispetto alle emozioni vere e proprie, che erano il motivo più lampante del meritato successo de "Il favoloso mondo di Amelie". 

"L'esplosivo piano di Bazil", proprio come nelle favole, parte raccontandoci la storia del nostro strambo eroe, Bazil, commesso in una videoteca che viene accidentalmente colpito alla testa da un proiettile che però non gli viene estratto, lasciandolo quindi in costante pericolo di morte. Perso il lavoro e la casa, Bazil si unisce ad un gruppo di trovarobe che lo aiuteranno nella sua missione: vendicarsi dell'azienda che ha prodotto il proiettile che si ritrova in testa e anche dell'azienda che aveva prodotto anni addietro la mina che causò la morte prematura di suo padre.



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