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NIENTE DA DICHIARARE?/ Una pesante eredità uccide il film sulle “guerre” da commedia

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Una scena del film Niente da dichiarare?  Una scena del film Niente da dichiarare?

Colpa principalmente di una sceneggiatura tagliata con l’accetta, piena di sotto-trame accessorie e sul filo della stupidità, che ricicla situazioni e gag anche linguistiche dal precedente film del regista, ma anche di una messinscena che, sorprendentemente, pare disinteressarsi al ritmo comico o alla struttura (fiori all’occhiello di Giù al nord) per dedicarsi a qualche schermaglia verbale di basso profilo o a più riuscite, ma pleonastiche, sequenza d’azione.

Ne fanno le spese, oltre alle ambizioni, anche la recitazione dei protagonisti Boon e Benoît Poelvoorde, assi della commedia d’Oltralpe, qui costretti a battibecchi survoltati, a battute spente (ancor più scipite per via del doppiaggio), a caratterizzazioni sul filo dell’avanspettacolo. Che forse funzionavano quando a farle era Louis de Funès, ma oggi lasciano decisamente il tempo che trovano.



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