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DRIVE/ Un film dove il romanticismo diventa motore dell’azione

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Una scena del film Drive (Foto Ansa)  Una scena del film Drive (Foto Ansa)

L’anonimo protagonista di Drive è un giovane meccanico che, per arrivare alla fine del mese, fa anche lo stuntman e l’autista durante le rapine. Con un futuro scritto nelle corse professionistiche (grazie a un accordo con un mafioso della zona), la vita del nostro protagonista scorre tranquilla finché non si innamora di Irene. Irene è però sposata con Standard che, appena tornato a casa dal carcere, si ritrova invischiato in uno sporco ricatto da parte della mafia. Per proteggere Irene e suo figlio, il nostro protagonista decide di aiutare Standard ma si ritrova invischiato in un affare più grande di lui.

Dell’ultima pellicola del regista danese Nicolas Winding Refn potrei dire molte cose e tutte interessanti. Ad esempio che Drive è un solido e struggente noir, uno dei migliori usciti dall’inizio del nuovo millennio, perché è capace di omaggiare il genere, ma di rinnovarne anche l’atmosfera, inzuppata in questo caso di tanto cinema di fine anni Settanta (Scorsese e Walter Hill in primis), dove la città si trasforma in un grosso muscolo illuminato al neon e l’automobile sembra essere l’unica amica in grado di capire i propri silenzi.

Oppure possiamo parlare di come Drive riesca a essere un western sotto mentite spoglie, non solo perché Winding Refn rilegge il silenzio che precede il duello facendone modello narrativo primario del suo film, ma anche per l’importanza che gli sguardi assumono nella costruzione narrativa (ed emotiva) della storia e per la granitica sicurezza che muove il protagonista contro il pericolo. Una menzione la merita anche l’uso originale della colonna sonora: le sonorità electro-pop di Cliff Martinez (collaboratore abituale di Steven Soderbergh) trovano spazio laddove una colonna sonora più tradizionale avrebbe fallito (o sarebbe risultata comunque più banale), creando una nuova e personale epica del racconto.

C’è poi Ryan Gosling, che i più con Drive hanno scoperto essere un grande attore. Chi qualche anno fa ha avuto occasione di vedere il bellissimo e sottovalutato Lars e una ragazza tutta sua, troverà solo l’ennesima conferma del grande talento dell’attore americano. Il lavoro che qui fa Gosling è aggiornare con coraggio la recitazione monolitica di Clint Eastwood, rendendo più palpabili le emozioni che scorrono dietro i suoi occhi, siano esse positive o negative. Alcuni momenti mozzano il fiato per il mestiere con cui Gosling calibra le espressioni e l’intensità del suo sguardo.



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