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VIOLETTA/ Ultima puntata per un dramma melò poco coinvolgente

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Vittoria Puccini è Violetta  Vittoria Puccini è Violetta

Ma il loro progetto di vivere insieme si scontra ben presto con l’opposizione del Duca e con l’ossessione di Alfredo per il passato di Violetta, che lei rifiuta di rivelare. Si intuisce così il tema della storia, la necessità di amare una persona per quello che è, compresi i suoi lati oscuri.
Secondo un meccanismo tipico delle fiction in costume e delle biografie, la vicenda si snoda tra il passato e il presente: la relazione tra Alfredo e Violetta è infatti ricostruita in flashback, a partire dalle domande che un messo imperiale sotto mentite spoglie, Andrea Caleffi, rivolge alle persone che hanno conosciuto Violetta. La Puccini è a suo agio nel ruolo della languida protagonista, che si spoglia per il suo amante dal fisico perfetto, mentre agli incontri amorosi si alterna la trama politica, inserita evidentemente per distaccarsi dai modelli precedenti. Il risultato è una fiction senza infamia e senza lode, che sfoggia una scenografia accurata e una bella colonna sonora senza però accendere gli animi. Il ritmo è prevedibilmente lento, il tono spiccatamente melò, ma c’è un ingrediente che manca nella ricetta del classico polpettone televisivo: la commozione. Non c’è tensione, nella storia d’amore così come nella cornice, che poteva essere evitata senza che la trama ne soffrisse. La sensazione è che si punti ormai più sull’estetica che sulla profondità, riducendo i sentimenti a delle seducenti immagini e parole che però non arrivano al cuore. Resta da vedere se, con l’incombere del tragico e noto finale, la seconda puntata riuscirà a coinvolgere più della prima.



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