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L'INFEDELE/ I Black-bloc come i Lanzichenecchi? Gad Lerner lancia il sasso

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Gad Lerner (Foto: Imagoeconomica)  Gad Lerner (Foto: Imagoeconomica)

L'INFEDELE - I black bloc come i Lanzichenecchi? I fatti del 15 ottobre possono essere paragonabili al Sacco di Roma del 1527? Certo che no. “Il Cinquecento è lontano” come si ribadirà più volte nel corso della serata, interpellando sul tema anche lo storico Massimo Firpo, dell'Università di Torino. È questa però la domanda un po’ provocatoria con la quale Gad Lerner ha voluto aprire la puntata odierna dell’Infedele, intitolata non a caso “Lanzichenecchi e mercenari della politica”. 
In studio sono ospiti tra gli altri Giuseppe De Marzo, dell’associazione “A sud”, Martina Fabbri, studentessa ferita a Bologna nell'“assalto” alla filiale della Banca d’Italia e Mauro Limonta, teorico e pratico della politica partecipante. C’è inoltre Gilberto Oneto, referente per le domande relative non solo alla Lega, ma in generale a tutto il centro destra e alla politica italiana, e c’è Giancarlo Porta, sindaco di Macherio. 
Un’inviata di fronte alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, dà a più riprese nel corso della serata la parola ai giovani che da due giorni sono lì accampati e lavorano ad elaborare dei punti per costruire una nuova società. A questo proposito, si chiede Gad Lerner, è possibile effettuare una rivoluzione senza violenza? Gli risponde Giuseppe de Marzo che sì, è possibile, perché la rivoluzione si può fare anche in termini culturali. Ma la portavoce degli accampati che ne pensa? Anche per lei la componente violenta non è assolutamente determinante. Le tende stanno lì a rappresentare la precarietà, ma anche la vicinanza a chi non ha una casa. “Noi non paghiamo la crisi che avete fatto voi”, è il messaggio degli accampati ai politici. Il loro appello, rivolto ai connazionali, è “spegni la televisione e scendi in piazza”, perché non basta un “mi piace” su facebook a cambiare le cose. 
Uno dei primi temi discussi in studio è quello relativo al divieto stabilito dal sindaco di Roma Alemanno di effettuare dei cortei in città per un periodo di un mese. Il problema infatti si pone nell'immediato per il corteo della FIOM–CGL, previsto per il prossimo venerdì e per il quale, dice il segretario M. Landini, si attende una risposta della questura. 
Giorgio Stracquadanio del Popolo della Libertà interviene poi sulla questione delle dichiarazioni di Draghi, contro le quali egli si pronuncia, sostenendo che queste avrebbero un senso solo se seguite da immediate dimissioni e accusando dunque di incoerenza l'ex governatore della Banca d'Italia. 
Un primo, piacevole, intermezzo musicale vede Davide Formisano, solista della scala di Milano, esibirsi nel suonare un flauto giapponese in oro, accompagnato al pianoforte da Takahiro Yoshikawa. 
Nel riprendere il discorso del paragone con i fatti del Cinquecento, interessante è la riflessione sulla necessità o meno da parte dell’Italia di trovare qualcuno che la “salvi” dal di fuori. E questo qualcuno potrebbe essere forse Mario Draghi? Cosa ne pensa Giuliano Urbani? Egli si prende tranquillamente la responsabilità, come rappresentante di Forza Italia, di non aver fatto niente di concreto in questi anni per la riduzione del debito pubblico. 
Ed è proprio sul tema del debito che si accende in studio un primo dibattito tra G. Stracquadanio e Giuseppe De Marzo, il quale fa notare come i 588 milioni di euro all'anno che alcuni manager arrivano a guadagnare siano, nella situazione attuale, davvero inaccettabili. Una tassa del 5 per mille sulle transazioni finanziarie potrebbe già aiutare, ma Stracquadanio naturalmente non è d’accordo su questo punto. 
Quando poi Lerner legge quanto affermato da Mario Monti, si crea un piccolo battibecco con Stracquadanio. La trasmissione comunque procede regolarmente e, dopo l'intermezzo di un servizio di Francesco Esposito, in cui si gioca un po' nel creare un parallelo con il Cinquecento, il dibattito in studio riprende regolarmente con il tema della politica e del futuro. 
Dopo un ulteriore momento musicale con Formisano e Yoshikawa, si riprende con la questione del divieto posto da Alemanno, un divieto che con toni concitati Giuseppe de Marzo definisce "fascista", assumendosi ogni responsabilità per le sue parole. E' invece Giorgio Stracquadanio a prendere le parti del sindaco di Roma, definendo quella di sabato una vera e propria guerriglia urbana e interpretando quella di Alemanno come una risposta politica a quanto accaduto a Roma tre giorni fa. 
Il sindaco di Macherio interviene sulla sua lettera da indignato e racconta della sua esperienza di sindaco che ha a che fare con i veri problemi della cittadinanza. La domanda che Lerner pone poi ad Oneto è interessante: la Lega è in decadenza come il PDL? 



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