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ARRIETTY/ La nuova fiaba di Miyazaki dove l’amicizia abbatte le barriere

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Una scena di Arrietty (Foto Ansa)  Una scena di Arrietty (Foto Ansa)

Non ci si deve aspettare la perfezione dei dialoghi e gli innumerevoli livelli di lettura del testo di alcuni capolavori di Miyazaki, ma non mancano i riferimenti ai temi classici dello Studio Ghibli. Nella minaccia che grava sul futuro dei prendimprestito, l’estinzione, leggiamo il destino di molte specie viventi per le quali sono necessari un’attenzione e un rispetto che spesso non abbiamo.

L’ossessione della governante per gli “gnomi” rispecchia la fobia dello straniero, che spinge a una “caccia all’intruso” senza nemmeno darsi cura di conoscerlo davvero. Allo stesso modo, la chiusura della famiglia di Arrietty nei confronti degli esseri umani impedisce loro di vivere serenamente, costringendosi a un’esistenza nascosta e a un atteggiamento diffidente che soltanto la pazienza e il candore di Sho riescono a scalfire.

Se il tema della fiducia e della comunicazione tra specie diverse è stato già esplorato in passato, nuova è però l’attenzione allo stile di vita adottato dalla “gente piccola” ed esplorato nel film. La famiglia di Arrietty non dà alcun valore al denaro e trova la felicità nelle piccole cose, imparando a riutilizzare i materiali di scarto con sorprendente inventiva. In un’epoca di crisi economica, dove i valori della parsimonia e della creatività tornano a diventare importanti, un film che esalta l’attenzione al dettaglio, il rapporto con gli oggetti e l’arte di sopravvivere dimostra che si può parlare della realtà contemporanea anche attraverso una fiaba, senza un’ombra di cinismo ma neppure aggrappandosi a un inutile moralismo.

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