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CHE TEMPO CHE FA/ Con Matteo Renzi, Luciana Littizzetto, Wim Wenders fa record di ascolti tv

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Luciana Littizzetto  Luciana Littizzetto

Che tempo che fa: ascolti tv da record con Luciana Littizzetto, Matteo Renzi, Wim Wenders e Federico Rampini. Che tempo che fa ha avuto ascolti tv da record con la puntata di ieri, domenica 30 ottobre 2011. Il talk condotto da Fabio Fazio su Rai tre ha catturato l’interesse di 4.769.000 spettatori e il 17,35% di share, ottenendo così il miglior risultato dall’inizio della stagione. Il programma ha fatto registrare ci sono stati picchi di ascolti pari a 7.300.000 spettatori e superiori al 26% di share. Nel target del pubblico laureato la share ha superato il 34%.  Primo ospite della puntata di Che tempo che fa il regista Wim Wnders.  A breve arriverà nelle sale il suo ultimo lavoro dedicato a Pina Bausch, una famosissima coreografa tedesca con la quale da vent'anni aveva intenzione di girare un film sulla danza. Quando dopo tanto discutere il progetto stava per realizzarsi, grazie all'uso di tecnologie come il 3D che forniscono lo strumento ideale per realizzarlo, Pina Bausch è morta. Il regista racconta che inizialmente aveva pensato di non realizzare più il film e di come poi i ballerini l'abbiano convinto della necessità di farlo. Il film, continua Wenders, non è stato immaginato come una biografia o delle interviste alla coreografa che non le amava affatto, ma come un film sul suo lavoro per dare l'opportunità di conoscerla. Alle domande di Fazio Wenders risponde che non esiste la perfezione del gesto, ma la sua onestà. Per svelare il mistero dell’arte della danza ha dovuto scoprire gli occhi della coreografa, in grado di cogliere la purezza dei gesti dei ballerini da 40 metri, facendo sentire incapace lui stesso, che come regista riteneva di essere un osservatore. Grazie al 3D è stato possibile entrare nella danza. L'intervista si conclude con alcune scene tratte dal film. Prima di presentare il secondo ospite, il giornalista Federico Rampini, Fazio segnala un film inedito di Luttazzi, "L'illazione" in onda su Rai 5. Federico Rampini parla del suo libro "Alla mia sinistra" che uscirà il 31 ottobre. Afferma che nasce dalla necessità di comprendere il percorso che ha portato alla attuale crisi, una contrazione la definisce, dovuta anche alla sinistra che per vent’anni anni ha sposato le idee neoliberali della destra come la globalizzazione senza un'idea sociale di fondo. Parla della crisi che lui definisce diversa da tutte le altre poichè nasce dal crack delle banche e da altre cause come il declino dell'occidente. Fazio fa notare che la crisi è causata dal 1% della popolazione, ma è pagata dal 99% costituito dalle persone comuni: è proprio questo il punto in cui dovrebbe intervenire la sinistra, proponendo qualcosa di diverso rispetto al sanare il debito imponendo sacrifici ai lavoratori e ai pensionati. Ci vorrebbe qualcuno come Roosvelt. Obama non ha potuto molto a causa della mancanza di movimenti, di un pensiero sociale, bisognerebbe colpire l'1%. Per Rampini difficilmente Obama, con il 9% di disoccupati a meno che la destra non sbagli nel proporre i suoi candidati. Nell'ultimo capitolo del suo libro Rampini parla delle sfida delle 100 cose che consiste nel verificare quale siano le cose veramente necessarie in una casa. Parlando di cosa ci sia in comune fra i vari leader politici nel mondo, Rampini afferma che le cose comuni sono più di quanto non sembrino. Parla del Brasile, la più grande socialdemocrazia del mondo (considerando il numero di abitanti) che ha intrapreso iniziative come la Borsa famiglia che sovvenziona le famiglie povere purchè mandino a lungo i figli a scuola. In occidente si pensa di risolvere la crisi tagliando il Welfare, ciò non è giusto e, sempre secondo il giornalista, la sinistra non può identificarsi su uno statalismo basato sui privilegi. Alla domanda di Fazio se ritiene che si possano creare in Europa zone di serie A e zone di serie B Rampini risponde che è possibile grazie anche a delle scellerate di Berlusconi. L'Italia entra in competizione con Stati come la Cina, impoverendo i diritti dei cittadini, piuttosto che guardare a paesi più progrediti in cui sono forti i diritti dei lavoratori e i sindacati come quelli scandinavi. (continua alla pagina seguente)



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