Cinema, Televisione e Media
martedì 4 ottobre 2011
Tra i telefilm americani, a prevalere nei palinsesti della tv generalista sono sempre le “crime series”. CSI Miami, Criminal Minds e The Mentalist si incrociano e si sfidano su Italia 1, Rai Due e Rete 4, proponendo tre diversi modelli di prodotto “giallo” con alcuni fattori in comune che ne spiegano la popolarità. Perché la gente è attratta dalle serie incentrate sulle indagini e sugli omicidi?
La prima spiegazione è di natura pratica: si possono seguire anche sporadicamente. Non è necessario avere visto gli episodi precedenti per farsi un’idea dei personaggi e appassionarsi al caso di puntata. In secondo luogo, esiste una motivazione psicologica: il mondo sta diventando più crudele, o meglio, i media ci ossessionano con la cronaca nera. Le adolescenti trovate morte, i parenti assassinati, gli scippi violenti. Vedere in tv che il Bene trionfa sul Male è un’esperienza catartica, perché tutti abbiamo bisogno di credere che i serial killer non vaghino indisturbati e che ci sia qualcuno intorno a noi che lavora per catturarli.
Infine, possiamo ipotizzare che lo spettatore si appassioni perché può tentare di risolvere il caso insieme agli investigatori. È il principio del successo della “crime story”, che unisce la suspense alla sfida intellettuale. Eppure, all’interno dello stesso genere, le tre serie in oggetto propongono diversi modi di affrontare i casi.
CSI si è imposta al pubblico perché ha mostrato la rivoluzione dei metodi d’indagine, trasformata in una ricerca di laboratorio. I detective sono degli scienziati, che analizzano la scena del crimine per trovare ciò che è invisibile agli occhi. Nella serie ambientata a Miami, però, l’azione sembra rubare la scena alla scienza e le puntate si concentrano su un unico caso giallo che coinvolge tutti i membri della squadra, mettendo alla prova le competenze individuali.
I protagonisti, radunati intorno all’analista forense Horatio Crane, sono accomunati dalla solitudine e vivono per il loro lavoro, combattendo per mantenere il distacco necessario ad affrontare il loro compito. Un distacco che, però, in questa stagione sembra vacillare, come se la sfida intellettuale non bastasse più a tenere in piedi la serie: il “duro” Horatio scopre di essere il padre di un adolescente avuto da un’ex fidanzata e deve affrontare il ruolo di genitore, non solo di investigatore.
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