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SERVIZIO PUBBLICO/ Santoro giudica crisi e Governo Monti tra marketing e Facebook

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Michele Santoro  Michele Santoro

SERVIZIO PUBBLICO (SECONDA PUNTATA) - Santoro entra in scena al ritmo de “Ah, la vita, la vita, la vita l'è bela, l'è bela, basta avere l'ombrela”, epica canzone interpretata da Cochi e Renato e in maniera, ancora più epica, dal grande Enzo Jannacci. Non si capisce che cosa c'entri con il suo nuovo, e sempre uguale, programma (da venti anni!, il tempo che impiegò Dumas per far tornare i moschettieri) “Servizio pubblico”. Dall'alto del torrione di metallo, c'è sempre il “padre indignado” Vauro che comincia a recitare le sue giaculatorie. Scatta un servizio-inchiesta che, in pratica, fa capire che l'Italia è in condizioni peggiori del Burundi, con tutto il rispetto del Burundi. Poi arriva la faccia fintamente intelligente del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, quello che fu il pupillo del missino Giorgio Almirante, e che adesso pensa di essere un chairman liberal della Camera dei Comuni. Fini è noto da tempo. Dice, anzi scandisce, le sue presunte idee con una gravità e una pensosità che colpiscono, soprattutto per una ragione: riesce a non dire nulla, mai nulla, se non ovvietà. Abilità di politico consumato? Ma no! E' solo uno che si immedesima in un mestiere che non è il suo. Pazienza.
E' una specie molto comune in Italia. Solo Silvio Berlusconi poteva sdoganarlo dal postfascismo circa venti anni fa e poi farsi silurare dallo sdoganato. Siamo solo all'ouverture. Dopo un'ora e dieci, con qualche interruzione pubblicitaria, arriva il “piatto forte”: il confronto tra Vittorio Feltri e Marco Travaglio, due giganti a confronto del post-montanellismo, che tutto sommato trovano quasi un accordo contro il possibile futuro governo Monti. Bello spettacolo veramente. Analisi acutissime, soprattutto da parte di Travaglio, che indirettamente ammette che la “seconda repubblica”, in 17 anni, non ha fatto niente, nulla “nemmeno una fontana, un obelisco”. Ma lui, Travaglio, non faceva un tifo sfrenato per questa “seconda repubblica”? Forse gli andava bene se ci fosse stato a fare il presidente del Consiglio il Procuratore generale della Cassazione. Dimenticavamo. La trasmissione scorre tra un petulante bla-bla-bla. Ma c'è il pubblico, lo share, il marketing, la capacità formidabile di comunicare, i tifosi di Facebook, la rete, la terza televisione. Alla faccia, qui si gioca il destino dell'informazione internazionale. Non manca il solito commentatore, informatissimo, sulle perdite che hanno dovuto subire le banche. Queste povere istituzioni, benemerite, che dovrebbero essere premiate per non aver contribuito per nulla alla crisi e che quindi, si dovrebbe dedurre, dovrebbero essere sovvenzionate direttamente dai cittadini italiani. Poverette! 



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