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SPECIALE BALLARO’/ Le dimissioni di Berlusconi e Tony Blair con uno sguardo al governo Monti

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Lo Speciale Ballarò, dedicato alle dimissioni di Berlusconi e allo scenario politico che si apre per l'Italia, inizia con le immagini della folla assiepata davanti al Quirinale in attesa di Berlusconi che invece è uscito da una porta secondaria. Dopo queste immagini il primo a intervenire è l'onorevole Crosetto del Pdl che afferma che alle poche migliaia di persone in piazza si contrappongono i milioni che hanno votato per il Premier e sottolinea come il gesto fatto da Berlusconi sia stat non dovuto avendo ancora la maggioranza in Senato e non essendo andato sotto alla Camera. Lo contraddice Di Pietro che, evidenziando le affinità con l'uscita di Craxi e le scene dell'hotel Raphael, afferma che per il bene del Paese Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi prima. Per Paolo Mieli, si tratta di una giornata storica. Floris chiede a Marco Simoni, professore di economia a Londra, come sarà raccontato in Gran Bretagna questo giorno. Lo studioso risponde che molto dipenderà da come risponderanno gli italiani interpellati su questo tema e quali saranno le conseguenze. La Di Gregorio ricorda anche lei il giorno dell'Hotel Raphael, ma come un giorno cupo, mentre quello di oggi è un giorno allegro. Risponde a Crosetto affermando che Berlusconi ha trattato la rete garantendo se stesso e le sue aziende, cosa che ha sempre fatto, con la differenza che oggi per la prima volta le sue scelte coincidono con quelle dell'Italia. La giornalista afferma di aspettare il governo Monti anche se i nomi che circolano la lasciano perplessa, si tratta di persone competenti, ma anziane, preferirebbe persone giovani e qualche donna.

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ci tiene a sottolineare che non sono stati i mercati a far cadere Berlusconi, ma le mobilitazioni che hanno messo in evidenza come si andasse verso il disastro, il parlamento europeo non ha fatto altro che certificarle. Gianluca Pini, della Lega Nord, adduce alle ingerenze esterne e ai problemi insorti all'interno del Pdl la caduta del governo. La Lega non appoggerà il governo Monti per una questione di democrazia: un governo senza opposizione e peraltro non eletto dai cittadini di fatto non è democratico, poiché di fatto i tecnici commissariano la politica e di conseguenza la democrazia. 

Segue un filmato che ripercorre la carriera politica di Berlusconi, poi Floris chiede a Di Pietro da dove si riparte. Di Pietro risponde che si riparte dal Presidente Napolitano e che il suo partito, l'Italia dei valori, si pone fiducioso in attesa di sapere come vorrà formare il governo, senza che ci siano esponenti del vecchio come Gianni Letta. Duramente afferma che Berlusconi ha rubato in casa degli italiani e Letta gli ha fatto da palo. Crosetto reagisce con indignazione alle parole di Di Pietro, che afferma di non poter perdonare Berlusconi per quello che ha fatto. Rosi Bindi del Pd, afferma che non siamo vittime di chi prende decisioni al posto nostro, che in questo momento il governo tecnico rappresenta una necessità e che la politica lo favorisce dovendo assumersi le sue responsabilità. Il Pd non ha posto pregiudiziali né al Presidente Napolitano, né a Monti se non quello della discontinuità, vi sono persone che più di altre rappresentano la continuità e quindi non possono far parte del governo.



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