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TORINO FILM FESTIVAL 2011/ Virzì, Donzelli, Allen, Scorsese per una rassegna di qualità

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Da sinistra: l'assessore Michele Coppola, il presidente del Museo del Cinema Ugo Nespolo, il presidente del TFF Gianni Amelio e l'assessore Maurizio Braccialarghe  Da sinistra: l'assessore Michele Coppola, il presidente del Museo del Cinema Ugo Nespolo, il presidente del TFF Gianni Amelio e l'assessore Maurizio Braccialarghe

Stretto tra quello di Venezia e, dal 2006, quello di Roma, il festival di Torino è riuscito a diventare nei 29 anni della sua lunga “carriera” un punto di riferimento per i cinefili e per gli organizzatori di eventi culturali e cinematografici in Italia. Perché è riuscito a catturare il cuore e il popolo di una città come Torino, ora la principale sede di offerta culturale d'Italia, e perché ha saputo creare un seguito di appassionati che apprezzano le scelte cinematografiche volte alla qualità, alla scoperta e alla ricerca senza significare una limitazione a un pubblico d'élite.
E' da sempre questa la missione del direttore Gianni Amelio e del vice-direttore Emanuela Martini, confermata dal programma del 29° festival, che si svolgerà dal 25 novembre al 3 dicembre: a cominciare dal concorso, da sempre aperto a registi esordienti o quasi (fino all'opera terza) proprio a segnare uno smarcamento dalle tradizioni glamour dei festival più importanti. A contendersi il primo premio 16 film: due italiani, I più grandi di tutti di Carlo Virzì e Ulidi piccola mia di Mateo Zoni, e un bel giro del mondo, dall'America di 50/50 di Jonathan Levine (cancro e amicizia) e Win Win di Thomas McCarthy all'Islanda di Either Way, dalla Gran Bretagna di Attack the Block (fantascienza adolescenziale soffiata da Amelio al festival di Roma) alla Corea del Sud di A confession, fino all'Indonesia del violento action-movie The Raid di Gareth Huw Evans.
Ovviamente il succo più prelibato del festival sta nella sezione Festa Mobile, che raggruppa tutto ciò che non ci può stare nel concorso e molto di più: a partire dal Gran Premio Torino (riconoscimento dato a un autore che ha cambiato il linguaggio del cinema) ad Aki Kaurismaki che porterà il suo nuovo Miracolo a Le Havre, per proseguire con la sezione Figure nel paesaggio – riservata ai film di finzione – che vede tra i molti il film d'apertura L'arte di vincere (Moneyball) di Bennett Miller con Brad Pitt e quello di chiusura Albert Nobbs di Rodrigo Garcìa con Glenn Close in panni maschili, il musical Les Bien-aimés di Christophe Honoré, Il corpo del duce di Fabrizio Laurenti e l'affine Il sorriso del capo di Marco Bechis entrambi sul consenso e la dittatura, The Descendants di Alexander Payne, il mockumentary L'era legale di Enrico Caria, Il giorno in più di Massimo Venier scritto e interpretato da Fabio Volo, La guerre est déclarée di Valerie Donzelli probabile candidato agli Oscar, il bellissimo Midnight in Paris di Woody Allen e Pater di Alain Cavalier sul rapporto tra cinema e politica.
La parte Paesaggio con figure (i documentari) ha invece come fiori all'occhiello George Harrison: Living in the Material World di Martin Scorsese, Into the Abyss (sulla pena di morte) di Werner Herzog, il trittico Jeonju Digital Project 2011 di Straub, Denis e Guerin, Joann Sfar di Mathieu Amalric, Tatsumi di Eric Khoo. Due le sezioni monografiche: Rapporto confidenziale, che mira a far scoprire talenti emergenti, e che quest'anno è dedicata al giapponese Sion Sono (in concorso all'ultima mostra di Venezia con Himizu), e la retrospettiva dedicata a Robert Altman di cui verranno proposti non solo tutti i film, ma anche le opere televisive (dagli episodi seriali ai progetti personali) e i documentari industriali.



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