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REPORT/ La classe dirigente e le inchieste: dall’area Falck alla Serravalle, all’Enav. Puntata 20 novembre 2011

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Milena Gabanelli  Milena Gabanelli

L'inviato di Report telefona a Giuseppe Naro - indagato nella stessa inchiesta e reduce dalla Tangentopoli messinese dei primi anni ’90 - che però replica dichiarando le accuse infondate e che l'UDC ha sempre indicato nei bilanci ogni forma di contribuzione. Naro dichiara, inoltre, di non aver mai conosciuto Di Lernia e ritiene che l'interesse dei poteri forti sarebbe stato quello di far uscire il suo nome per destabilizzare il ministro dell'economia.  Lo stesso Guido Pugliesi dichiara infondate le accuse di Di Lernia, che replica raccontando ai magistrati un sistema diffuso di versamenti in nero. E nelle maglie dell'inchiesta romana sarebbe finita anche Marina Grossi (l'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, ne avrebbe chiesto le dimissioni da amministratore delegato della Selex Sistemi integrati).Marco Milanese replica per iscritto che non ha mai fatto nomine e non ha ricevuto tali deleghe da Tremonti; di non essersi mai occupato di appalti per nessuna società del Tesoro; che non ha mai conosciuto Di Lernia; sostiene che, dalle intercettazioni, sarebbe emerso un interesse da parte dei poteri forti a far uscire il suo nome per destabilizzare l’ex-ministro dell’Economia.  Dal canto suo, La Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi di euro l'anno il giro d'affari della corruzione, un meccanismo che impedisce il ricambio delle classi dirigenti.
Dopo l'interruzione pubblicitaria, si parla di plastica: si tratta di quei giochi che i nostri bambini usano normalmente. La storia inizia a Pechino. Qui si va a caccia di bottiglie vuote da riciclare, che vengono vendute ai grandi centri di raccolta. L'attività viene tollerata, perché abbassa i costi per lo Stato. Noi - invece - ne paghiamo lo smaltimento e la materia prima prende così la sua strada, per poi ritornarci indietro. La plastica viene lavorata in aziende clandestine, dove - pronti per essere tritati - ci sono addirittura dei rifiuti ospedalieri. Per chiudere, la rubrica C'è chi dice no riguarda Sergio Livigni, primario del reparto di terapia intensiva del San Giovanni Bosco di Torino, che ha aperto ai familiari le porte del suo reparto.



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