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ALE E FRANZ/ Così osserviamo il mondo da una panchina

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Ale (sulla destra) e Franz  Ale (sulla destra) e Franz

Un rapporto faticoso anche se non sono mai stato rimandato. Mi sono sempre dovuto impegnare tanto senza avere forse grandissime capacità. Sono maturato un po’ più tardi. Certo io non sono uno di quelli che rimpiangono gli anni delle superiori e che vorrebbero tornare dietro i banchi. Probabilmente adesso mi comporterei diversamente. Sai cosa mi piacerebbe fare? Dato che mi mancano pochi esami alla laurea magari arrivo a cinquanta anni, riprendo in mano i libri e divento dottore.

Gli adolescenti vi adorano…

E’ anche questa una bella responsabilità. Cerchiamo di stare attenti ai nostri interlocutori con la scelta di argomenti adatti. Non si può ridere di tutto. Ad esempio in uno sketch possiamo usare una parolaccia, ma non vogliamo montare tutta la gag intorno alla scurrilità. E’ una scelta che abbiamo fatto anni fa. Anche agli inizi, quando era meno facile e bisognava portare a casa il risultato a tutti i costi.

Da cosa prendete spunto?

La nostra è una satira di costume. Ci piace trarre ispirazione dalla gente, osservando i caratteri, gli atteggiamenti e le reazioni delle persone che si incontrano per strada. Il genere umano è davvero la cosa più bella che si possa osservare, ad esempio da una panchina.

La famosa panchina…

Certo. La panchina rappresenta questa filosofia. E’ il luogo più semplice dove si conosce chi si ha di fianco, anche se per rovinargli la lettura del giornale. Noi siamo innamorati delle persone. Quando esco con la mia compagna spesso mi sgrida perché nei locali mi perdo a guardare la gente, a immaginarmi la vita di emeriti sconosciuti. Divento matto a pensare che non ci sia qualcuno di uguale a me in giro per il mondo.

Non sarebbe più facile buttarla in politica?

Non ci fa ridere. Quel tipo di satira la lasciamo fare a chi la sa fare meglio di noi. Ogni artista ha la propria coscienza comica, che si forma nell’arco degli anni a partire da ciò che lo faceva ridere da bambino. Ecco, io ridevo guardando le maschere.

Come possono i giovani che aspirano a fare i comici a non buttarsi a terra dopo qualche insuccesso?

Intanto se un giovane si butta a terra è una cosa da indagare. Questo è un mestiere dove il divertimento comincia già a casa, quando si scrive. Perché quando porti il soggetto in scena, il lavoro è praticamente concluso. I giovani hanno due cose che nessuno gli può portare via: un foglio bianco e una penna. Questo è un lavoro dove con un foglio e una penna puoi arrivare ovunque. Non ho mai visto uno bravo non andare avanti. Noi siamo dei cantautori della parola. Se hai qualcosa da dire trovi sempre il modo di dirla.

(Claudio Mercandelli)



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