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YARA GAMBIRASIO/ L’assassino potrebbe essere italiano Le rivelazioni a Chi l’ha visto

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(Foto Ansa)  (Foto Ansa)

Chi l’ha visto, l’assassino di Yara Gambirasio potrebbe essere un italiano. A Chi l’ha visto una rivelazione che potrebbe rivelarsi decisiva sulle indagini che riguardano Yara Gambirasio. E’ da circa una settimana che intorno al delitto di Brembate di Sopra si sente aria di svolta e in questo caso la soluzione del caso potrebbe essere più vicina. Ulteriori indagini avrebbero confermato che il Dna ritrovato sul corpo della ragazzina appartiene a una persona italiana.  Secondo quanto riferito da Federica Sciarelli nella diretta di Rai Tre, sembrerebbe che sia stato isolato il ceppo familiare del DNA ritrovato sugli indumenti e soprattutto sugli slip della ragazzina di Brembate. Questo escluderebbe che l'assassino sia da ricercare tra gli operai del cantiere di Mapello. Il condizionale è d'obbligo, sottolinea la Sciarelli, perchè si tratta di indiscrezioni, non di notizie certe. Prima di congedare l'inviata, Veronica Briganti, con la promessa di aggiornamenti nel corso della trasmissione, la Sciarelli comunica del ritrovamento di un cadavere, sicuramente di una vittima di un omicidio, ritrovato a 15 km da Chignolo d'isola luogo in cui è stata ritrovata Yara. Il secondo caso di cui si occupa la trasmissione è quello di Irene Sanna, un caso iniziato come una normale scomparsa, ma dai risvolti inquietanti. Infatti nel cagliaritano, zona dalla quale è scomparsa la donna, è stato ritrovato un corpo carbonizzato di una donna. Inizialmente al corpo era stata attribuita un'età compresa tra i 25 e i 30 anni. Irene aveva 60 anni e questa discrepanza tra l'età della scomparsa e quella attribuita al cadavere, ha portato gli investigatori a non collegare i due fatti. Ma la congruenza di alcuni dati come l'altezza e il colore dei capelli, nonché la vicinanza del luogo del ritrovamento all'abitazione della scomparsa hanno portato gli inquirenti ad ipotizzare si potesse trattare proprio di Irene Sanna. In attesa di ulteriori notizie l'attenzione si sposta sul caso di Lucia Manca, la donna di 52 anni scomparsa quest'estate dalla provincia di Venezia, il cui cadavere è stato ritrovato sotto un cavalcavia, lungo la strada che, da casa sua, porta alla casa dei suoceri dove usava trascorrere le vacanze con il marito. La Sciarelli sottolinea che, anche in mancanza della conferma data dalle analisi del DNA ancora in corso, ci sono molti fattori che confermerebbero la sua identità. Anche su questo caso vi sono delle novità infatti nel bagagliaio della macchina del marito sono state ritrovate delle tracce di saliva della donna. I servizi successivi ricostruiscono l'ultimo periodo di vita della donna. Una sua amica avvocato racconta di come l'avesse interpellata per chiederle informazioni relative ad un'eventuale richiesta di separazione. Infatti, come scopriamo nei servizi successivi, la donna aveva scoperto il tradimento del marito e ne era addolorata, tanto da telefonare all'amante dell'uomo. A conclusione del servizio viene presentato un nuovo collaboratore di Chi l'ha visto, Pizzo un ex agente dell'Unità crimini violenti. A questi la presentatrice chiede cosa possa significare il ritrovamento di tracce di saliva. Pizzo afferma che si tratta di un ritrovamento importante anche se vanno valutati alcuni aspetti come la quantità di saliva rinvenuta e l'eventuale presenza di altre tracce. Arriva in studio il fratello di Emanuela Orlandi che ha scritto una lettera al Papa chiedendogli che, nella doppia veste di capo dello Stato Vaticano e rappresentante di Cristo, intervenga perché venga finalmente fuori la verità sulla scomparsa della ragazza. Chiede agli spettatori di sottoscrivere la petizione che accompagna questa lettera prima che venga presentata al Papa. La Sciarelli interpella Gildo Claps, fratello di Elisa e sua madre che confermano quanto sia terribile rimanere senza certezze sul destino di un familiare per così tanto tempo. A breve si svolgerà il processo per l'omicidio di Elisa, con rito abbreviato, contro Danilo Restivo. Questo processo, proprio perchè svolto con rito abbreviato non potrà dare tutte le risposte a questo intricato caso, durante le indagini del quale sono stati operati numerosi depistaggi che hanno allontanato i sospetti degli inquirenti dal Restivo. Infatti, sottolinea la Sciarelli mostrando per la prima volta gli atti di un'informativa mandata dalla questura di Potenza al magistrato responsabile dell'inchiesta la dottoressa Felicia Genovese, le attenzioni della questura si sono focalizzate immediatamente su Restivo. Già nelle prime ore successive alla scomparsa di Elisa erano state raccolte numerose testimonianze che descrivevano il ragazzo come un individuo disturbato che aveva difficoltà a relazionarsi con le donne, tanto da perseguitare con richieste insistenti quelle di cui si infatuava tra le quali la stessa Elisa. Tra l'altro su questi verbali si può vedere chiaramente la presenza di una frase maldestramente cancellata in cui viene sospettato il ragazzo. Il magistrato non volle raccogliere l'invito della procura a sequestrare gli abiti che il Restivo indossava il giorno del fatto, probabilmente per l'intervento di un testimone, il signor Carlone, che asserì di aver visto Elisa viva dopo l'incontro con Danilo. In realtà questa testimonianza era quantomeno sospetta, ma, evidentemente, il magistrato l'ha ritenuta valida. L'elenco dei depistaggi in questo caso è davvero lungo e i familiari della ragazza chiedono che venga fatta luce su questo aspetto, in particolare la mamma della ragazza invita a parlare chiunque sappia qualcosa, soprattutto il prete che, lei afferma, sapeva tutto sin dall'inizio. (continua alla pagina seguente)



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