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TG1/ La protesta di Minzolini: "Mandarmi via è una porcata"

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Addio ad Augusto Minzolini. Come annunciato in altra news, il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, ha proposto la sua sostituzione dal ruolo di direttore del Tg1 con Alberto Maccari, anche se non ufficialmente, Il consiglio di amministrazione straordinario della Rai si terrà martedì prossimo nel corso del quale si prenderà la decisione definitiva. Come si sa, Minziolini è stato rinviato a giudizio per peculato per il noto caso di spese con carta di credito aziendale non giustificate, una somma di 65mila euro che il direttore del Tg1 ha già restituito, cosa che però non è servita a evitare il rinvio a giudizio. Maccari peraltro diventerebbe direttore del Tg1 solo fino al 31 gennaio perché in quella data andrà in pensione, ma evidentemente in Rai hanno fretta di sbarazzarsi del contestato direttore, spesso al centro di polemiche anche per la sua impostazione giornalistica definita da molti schierata a sostegno di Silvio Berlusconi e del suo ex governo. Nel frattempo sono arrivati i primi commenti di Minzolini alla notizia del suo possibile licenziamento e non sono stati commenti leggeri. Sostituirmi, ha infatti detto, è una porcata. Parlando al Tgcom l'attuale direttore del telegiornale di Rai Uno ha detto: "Queste cose qui hanno i loro tempi, ma per me è una porcata, un rituale mediatico giudiziario a sfondo politico". Minzolini ha poi aggiunto che non vuole pensare a un complotto nei suoi confronti, ma ha detto di sperare che alla fine non sia complice chi ha denunciato tante volte operazioni di questo tipo. In Italia, ha detto ancora, ci sono meccanismi che sono paradossali: "Senza ancora un primo grado di giudizio non si può fare nulla. È un meccanismo perverso". Minzolini poi racconta la vicenda che lo vede implicato. Dice che quando lasciò Panorama dove lavorava per assumere la carica di direttore del Tg1, gli venne data una carta di credito aziendale, definita "benefit compensativo". Spiega di aver sempre mandato sempre all'azienda le ricevute dei pagamenti da lui fatti, ma a un certo punto si è sentito dire che quel benefit non era compatibile: nelle ricevute dei pranzi doveva comunicare i nomi di chi aveva mangiato insieme a lui. Si lamenta Minzolini: "Dov`è finita la privacy? In ogni caso potevano dirmelo prima e mi sarei comportato di conseguenza".



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