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SCIALLA!/ Un film sul rapporto padre-figlio che diventa una “sorpresa”

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Una scena del film Scialla! (Foto Ansa)  Una scena del film Scialla! (Foto Ansa)

Bravissimo sceneggiatore, co-autore dei film di Paolo Virzì e scrittore dei film tv tratti dai romanzi di Montalbano scritti da Camilleri, Francesco Bruni arriva all’esordio alla regia con un piccolo film “per ragazzi” (più che sui ragazzi) che ha aperto e vinto il Controcampo Italiano della 68a Mostra del Cinema di Venezia: e nonostante il titolo ammiccante all’immaginario di Maria De Filippi, Scialla! (che significa stai sereno) si rivela un discreto prodotto.

Bruno è un ex insegnante svogliato, completamente disilluso del proprio ruolo, che dà ripetizioni a pagamento e scrive biografie conto terzi (arenandosi sulla vita di una prostituta, anche lei ex) e passando il resto del proprio tempo a lasciar scorrere le giornate, ad ammazzare il tempo. Ma la sua vita cambierà quando scopre che uno dei “ripetenti” a cui fa lezione, più o meno, è suo figlio; e ora deve prendersene cura, visto che la madre parte per l’Africa. Bruni, ovviamente, sceneggia assieme a Gianbattista Avellino (il regista dei primi film di Ficarra e Picone), una commedia quasi didattica tra l’ultimo Nick Hornby e gli omologhi prodotti all’americana, che ha un certo coraggio nei temi e nell’approccio morale a porsi in netto e sano distacco dai modelli del genere, come per esempio i film di Brizzi sugli esami di maturità (Notte prima degli esami e Notte prima degli esami oggi).

Lungi dall’essere moralista o paternalista, il film ha uno sfondo etico giusto e importante nel descrivere la società contemporanea senza enfasi, né edulcorazioni, parlando del valore dello studio, del lavoro e del denaro in un’Italia dominata dalla fascinazione per la fama e la ricchezza, ancora meglio se condite da fascino criminale (le frecciate al culto delle saghe criminali, evidenziate dal cameo di Vinicio Marchioni, Freddo nella serie tv “Romanzo criminale” e qui un delinquentello locale che ha fatto soldi, ma ama Virgilio).

Bruni mette alla berlina questi elementi e gli pseudo-valori dell’Italia che per comodità potremmo definire “berlusconiana” e li fa scontrare con la caparbietà e l’umiltà ideologica di Bruno, un personaggio che pare letterario, coraggioso (e con lui il suo autore) nel non nascondere ogni sua debolezza, anche sessuale, come quando fa balenare un accenno di impotenza - o quantomeno difficoltà - alla donna che vorrebbe frequentare, idea impossibile nell’Italia dell’ostentata virilità, del celodurismo, del ghe pensi mi.



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