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MOSSE VINCENTI/ Un film per raccontare la vita, che sbaglia a "calcolare" i rischi

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Il poster di Win Win  Il poster di Win Win

L'attore, sceneggiatore e regista Thomas McCarthy torna al cinema dietro la macchina da presa dopo il fortunato L'ospite inatteso (e l'ottimo lavoro fatto sulla sceneggiatura di Up), e lo fa con una nuova commedia che prova a raccontarci l’America di oggi. Mosse vincenti - questo il brutto titolo italiano (l’originale è Win win) - racconta la storia di Mike Flaherty, svogliato avvocato di provincia e sfortunato allenatore della squadra di wrestling del paese in cui abita. Gli affari vanno male e la squadra che allena anche peggio. Per rimanere a galla, Mike decide di diventare tutore di un anziano da lui assistito, in modo da incassare un assegno mensile di quindicimila dollari. Tutto va per il meglio fino a quando non si fa vivo il nipote dell'anziano che, fuggito di casa, è arrivato in città per conoscere il nonno che non ha mai visto a causa di una madre che nella vita ha fatto tutte scelte sbagliate. Il ragazzo decide di fermarsi a casa di Mike e, nonostante il suo essere introverso, si rivela essere un ragazzo gentile e generoso. Nonché un grande campione di wrestling.

Eravamo convinti di trovarci davanti a qualcosa di originale e invece Mosse vincenti rimane una delle tante commedie americane che parlano di perdenti. Non che il nuovo film di McCarthy sia brutto, ma è semplicemente un film mediocre che non ha il coraggio di prendersi dei rischi in ciò che vuole raccontare. Sta lì a dimostrarlo la mezz'ora finale, dove il gomitolo di vicende che investono il protagonista, si srotola senza dolore alcuno, senza nodi nel percorso, senza scontri ed emozioni reali. Ed è un vero peccato perché il primo tempo, al contrario, fa bene il suo dovere: introduce i personaggi con la pacatezza che è ormai il marchio di fabbrica di McCarthy, e ci fa empatizzare con loro istantaneamente, anche nei confronti di quei personaggi che rimangono un po' sullo sfondo rispetto ai veri protagonisti del film (come ad esempio il Leo di Burt Young o la Jackie di Amy Ryan).

Il tono usato da McCarthy è quello giusto, nulla da eccepire, e il buon Giamatti fa un buon lavoro regalandoci come sempre un'ottima performance, anche se il personaggio che interpreta è un po' sempre lo stesso.



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