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AUGUSTO MINZOLINI/ La Rai: la sentenza della Cassazione non incide sulla sua rimozione

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Sono ancora incerte le sorti di Augusto Minzolini in merito alla sua rimozione dall’incarico di direttore del Tg1. In base ad una sentenza della corte di Cassazione, infatti, la Rai è una società per azioni, come ha disposto il legislatore stesso. E, per quanto sia soggetta a normative del tutto particolari, in virtù della sua natura di servizio pubblico, deve essere regolata in base al regime vigente nelle società per azioni. Quindi, non può essere assimilata alle pubbliche amministrazioni. Il che, confligge chiaramente con le premesse in base alle quali il direttore generale, Lorenza Lei, ha proceduto alla sua rimozione. La Lei, infatti,si era basata sulla legge 97 del 2001 sui dipendenti di «amministrazioni o enti pubblici ovvero enti a prevalente partecipazione pubblica»; costoro, laddove dovessero essere rinviati a giudizio per peculato, devono essere rimossi dall’incarico all’interno del quale, una volta accertato, hanno compiuto il fatto. Antonio Verro, consigliere in quota Pdl, aveva già fatto presente che «venendo meno il presupposto giuridico che aveva portato al trasferimento del direttore, già nel prossimo Cda il direttore generale porti una proposta per sanare la questione e riaffidare la direzione del Tg1 a Minzolini». Minzolini, dal canto suo non aveva confermato né smentito l’ipotesi secondo la quale sarebbe stato trasferito a New York come futuro incarico. E aveva spiegato di essere prevalentemente occupato in base a quali presupposti era stato sospeso. Poi, ha aggiunto: «Potrei anche tornare a dirigere il Tg1. È stata applicata nei miei confronti una legge propria per i dipendenti pubblici che mi sospende e mi dovrebbe mandare a ricoprire un ruolo equivalente, ma la Rai è una società per azioni, lo ha ricordato anche la Corte di Cassazione». Una nota della Rai, tuttavia, fa presente, a sua volta, che il fatto che l’azienda sia una società per azioni non influisce sull’applicazione della legge. I legali della tv di Stato, Maurizio Bellacosa eMaurizio Santori ricordano che la suddetta legge «prevede infatti il trasferimento o la messa a disposizione del soggetto rinviato a giudizio per alcuni reati (ivi compreso il peculato) riferendosi non solo ai pubblici impiegati, ma anche ai dipendenti di enti a prevalente partecipazione pubblica». E, tra questi, figura, certamente, la Rai.



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