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NATALE/ 3. La storia di Gaspare, Re Magio "per caso"

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Beato Angelico, Adorazione dei magi  Beato Angelico, Adorazione dei magi

Ho deciso di riciclare un regalo che ho ricevuto. Non per risparmiare o per salvaguardare l’ambiente, che sarebbero comunque di per sé ottimi propositi. Ma per condividere con i lettori de Il Sussidiario il racconto che Giovanni Bastianini (copywriter? Esperto di comunicazione? Poeta?) mi ha voluto regalare per Natale, insieme a un piccolo sacchettino di mirra. La mirra non posso girarvela, ma il racconto sì, insieme alla dedica di Giovanni, che faccio completamente mia.

Viviamo tempi difficili, faticosi, ci sembra di non avere orizzonti e promesse. Facile scoraggiarsi, abbattersi, sentire i giorni come un peso da sopportare, non riuscire a vedere la luce oltre la gola stretta e scura che stiamo attraversando. Ci sembra sia giusto augurare sogni, in questa situazione, sogni di bellezza e di luce, di bene e di aria pulita, di giorni sereni.

Ci capiterà di scoprire, se non rinunceremo a darci da fare per realizzarli, che la bellezza e il bene molto spesso si nascondono, come la luce nelle notti senza luna, ma ci sono, non spariscono, sono vicino a noi, restano un dono che, anche piccolo come una brace sotto la cenere, come una fiammella troppo sola per fare fuoco, ciascuno può ritrovare, riaccendere e regalare a sua volta.

Con amicizia

Alberto Contri e Giovanni Bastianini

Non ci siamo mai incontrati, ma voi conoscete il mio nome. Sono Gaspare, uno di quelli che il giorno dell’Epifania arrivano da Gesù Bambino per portargli in dono oro, incenso e mirra. La mirra, purtroppo, è l’unica cosa che mi corrisponda nella storia che si è diffusa e che anche voi avete conosciuto: è vero, ho regalato la mia scorta di mirra a Gesù, meglio, a sua madre, quando arrivai a Betlemme. Per il resto, devo dir grazie ai miti, alle storie passate di bocca in bocca, ai cantori di racconti che tanto meno sapevano dei fatti che narravano tanti più particolari aggiungevano per intrigare il loro pubblico, Dio li benedica. Perché io non sono mai stato Re, non ho mai avuto un regno mio e anche il “magio” lo sono diventato solo per amicizia, non come Melchiorre e Baldassarre che Re e Magi lo erano davvero. Erano loro a tenermi con sé, a volermi quando si trovavano la notte a guardare il cielo, a scrutare le stelle, a interrogarsi sui grandi misteri del mondo con naso per aria e lo sguardo fisso. Loro sì, che erano astronomi e astrologi seri, addentro alle cose divine, capaci di scovare nell’aria ciò che non vedevano sulla terra, profondi indagatori del mistero, che secondo loro era scritto lassù, disegnato da fili invisibili che collegavano, secondo disegni non facili da capire subito, alcune stelle ad alcune altre, scelte perché più luminose, a volte, altre volte perché per vicinanza parevano star bene insieme a dar forma al destino e ai sogni dell’uomo.



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