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LE IDI DI MARZO/ George Clooney e quel "mix" che agita la corsa alla Casa Bianca

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Una scena del film Le Idi di marzo (Foto Ansa)  Una scena del film Le Idi di marzo (Foto Ansa)

Perché se di anni ne hai cinquanta e sei in corsa per la poltrona più importante del mondo, puoi anche - se il tuo fine giustifica i mezzi - raccontare un sacco di balle alla Nazione pur di averla in pugno. A venti, invece, forse sei troppo ingenuo per reggere le regole di questa partita. E a trenta credi di aver capito tutto. Mentre invece ti è sfuggito molto.

Le Idi di marzo solleva un tema attuale, ma con un ritmo non interessante, nonostante l’incastro perfetto delle pugnalate alle spalle che tutti si lanciano. Solo due colpi di scena rivitalizzano la storia, ma poi la tensione si condensa e nasconde dietro l’espressione marmorea dello stupito Stephen. Che, nello scoprire il torbido che si nasconde dietro le pieghe del suo mestiere, resta scioccato in un’immobile e apparentemente imperturbabile fermezza.

Sguardo vitreo in superficie, ma commosso, deluso e turbato nel profondo, dietro cui prendono forma una serie di pensieri e decisioni maturati intimamente. Perché alla fine quale sia il vero prezzo da pagare solo la coscienza di ciascuno può dirlo.

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COMMENTI
29/12/2011 - un parere diverso (elena giorgioni)

innanzitutto l'attore che interpreta Paul non è Paul Giamatti, che troviamo invece come nemico nella campagna, ma Philip Seymour Hoffman, che contribuisce a rendere favoloso il cast di questo film. Non mi trovo affatto d'accordo con il giudizio negativo nei confronti di questa pellicola, prima di tutto riguardo al ritmo che è incalzante e conquista l'attenzione grazie a una sceneggiatura magistrale e a delle interpretazioni davvero notevoli da parte di tutti i principali attori. Inoltre l'attualità del tema presentato (la convinzione che tutta la salvezza stia in un uomo, lo scontro con una realtà che non è quella che tu pensavi, capire cosa conta nella tua vita) e il disincanto con il quale è affrontato, pur con una inevitabile porzione di "americanaggine", rendono interessante il film, che è sicuramente del genere che chiama lo spettatore a prendere posizione (lo sguardo in macchina del protagonista alla fine provoca). è uno di quei film che ti apre le domande senza però riuscire ad azzardare un passo verso una risposta: questo può non piacere ma resta grande cinema.