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SFOOTING/ Dal TgCom informazione e spettacolo: arriva "Anche i Berlucconi piangono"

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Silvio Berlusconi  Silvio Berlusconi

“Gli italiani mi rimpiangeranno” ha detto domenica l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ascoltando in tv la conferenza stampa di presentazione della nuova manovra varata dal governo Monti. Subito, in casa Mediaset, i direttori dei vari Tg si sono mossi per confezionare inchieste e reportage sul tema. Ma il primo ad arrivare al traguardo è stato il TgCom24 di Mario Giordano, che in sole 48 ore, scatenando i suoi migliori inviati politici, ha realizzato una novità di cui i telespettatori italiani potranno godere nella programmazione prenatalizia: il lancio di un infotainment (parolaccia inglese che significa semplicemente “informazione+spettacolo”) dal titolo “Anche i Berlucconi piangono”. Di cosa si tratta? In pratica, i Berlucconi sarebbero tutti quelli che hanno brindato alla caduta del governo dell’omino di Arcore con sorsi di Berlucchi rosè, ma che a distanza di poche settimane sono stati costretti a riciclarsi e ricicciarsi in altre attività - diciamo così – più “amene”, per sbarcare il lunario, causa mancanza di “nemico storico”. Ebbene, il nuovo programma vi offrirà più di un dettaglio su quelli che – vedrete - sono stati colti letteralmente prima con “il flut in mano” e poi in una nuova disperata, improvvida “scelta di vita”.

Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori ha chiesto e ottenuto (ha pur sempre i suoi agganci nel foro) di tornare a fare il pubblico ministero, ma solamente nel programma “X Factor”. Durante i provini, però, ha preteso di interrogare lui i giurati e, con una scusa qualsiasi, ha fatto arrestare Elio, lasciando dietro di sé una scia di polemiche astiose. Dopo aver ribattezzato il complesso Toni e le Scorie Tese, la produzione ha però preso la decisione di allontanare Di Pietro a titolo definitivo dalla trasmissione musicale. Avendo ora più tempo e meno argomenti a disposizione, perché non è più impegnato a stigmatizzare pensieri, parole, opere e omissioni di Berlusconi, Di Pietro ha deciso di iscriversi al Cepu per imparare – finalmente - il congiuntivo, una nuova lingua a lui sconosciuta. Ha fatto domanda per ben tre volte. La prima è stata bocciata perché ha scritto testuale: “E’ assoldato che io avrei intenzione di iscrivermi a cotanta Università per poter imparare l’uso del congiuntivo”. Allo sportello “Accoglienza domande” del Cepu, oltre a censurare il gergo militaresco (assoldato anziché assodato) e non avendo visto il punto di domanda finale, hanno respinto la domanda. Di Pietro ha fatto subito ricorso, scrivendo una seconda volta, ma ha messo il punto di domanda nel… punto sbagliato: “E’ assodato che io avrei intenzione di iscrivermi a cotanta Università? Per poter imparare l’uso del congiuntivo?”. Allo sportello “Accoglienza domande respinte” hanno inoltrato l’istanza, accompagnata da un avviso di garanzia: in pratica, lo sportello avvisava Di Pietro che solo la corretta stesura della domanda di iscrizione avrebbe potuto garantire il buon esito della stessa. Il Tonino da Montenero di Bisaccia ha provveduto allora a vergare di suo pugno (cioè ha scritto battendolo forte sul tavolo): “Voglio trova’ spazio per i congiuntivi!”. Allo sportello del Cepu “Accoglienza domande inoltrate dopo essere state respinte”, hanno preso fischi per fiaschi, e probabilmente congiuntivi per congiunti: “Spiacenti. Lei chiede spazio ai congiuntivi, ma noi non accettiamo le domande dei parenti dei candidati”. A quel punto Di Pietro ha scelto di cambiare nome. Ora si fa chiamare Tony Peter’s (con il genitivo sassone) e ha fatto domanda per entrare alla London Business School, dove – ha scoperto – non è necessario sapere i congiuntivi italiani. E comunque quelli inglesi, almeno, sono più semplici. 

Paolo Flores D’Arcais. Triste, disperato, incazzato (già, ma lo avete mai visto contento? Dieci secondi dopo il brindisi “berlucconiano”, già imprecava sullo spumante, che sapeva di tappo, e che, quindi, gli ricordava…Silvio!) dopo pochi giorni ha dovuto cambiare nome alla rivista da lui diretta, Micromega. L’editore, ispirandosi a un sano realismo, gli ha suggerito di ribattezzarla Micromicro:  oramai non c’è più molto da scrivere, la rivista ha perso pagine e lettori.

Di mega gli è rimasta solo la nostalgia, l’incazzatura (e forse il contratto da direttore).

Michele Santoro.  E’ così abbattutto e “berluscombussolato” che è finito al Processo del Lunedì, dove tiene la rubrica “Hannozero punti” dedicata alle squadre che rischiano di retrocedere in serie B. Per sua fortuna, nelle zone basse della classifica continua a stazionare l’Inter, sicchè la share pare dargli ancora una volta ragione. Certo, appena gli riesce, non esita ad aprire il fronte delle polemiche nei confronti del Milan (voci di corridoio attribuiscono a lui lo “sgùb” sulla presunta liason tra l’allenatore Allegri e Barbara D’Urso), ma il vecchio e saggio marpione Aldo Biscardi lo richiama in diretta, intimandogli di “dornare a barlare delle sguadre ghe drammadigamente risghiano la serie gadedda”.

Marco Travaglio. Anche lui è in crisi depressiva, rischia l’esaurimento: soffre di una sindrome di frammentazione della personalità, che comporta una grave divisione del proprio io interiore. Questa frammentazione causa considerevoli alterazioni nell’area della comunicazione e del controllo delle emozioni; al suo analista di fiducia avrebbe confidato che, proprio per questo senso di divisione del sè, di frazionamento tra il suo ego cattivo e il suo ego polemico, sta pensando di ribattezzare il suo giornale “Il Fratto Quotidiano”.



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