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MIDNIGHT IN PARIS/ Woody Allen e la sfida all’insoddisfazione della vita

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Una scena del film Midnight in Paris  Una scena del film Midnight in Paris

È tornato sul grande schermo, Woody Allen. Come autore, come regista e con un personaggio che ne interpreta il pensiero, se non addirittura uno scampolo di vita. Lo fa con un film che abbandona il distacco ironico de Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni per lasciarsi scivolare sull’onda del sentimento. Che travolge, anche se non troppo, tutti coloro che nutrono una certa sensibilità verso il mare magnum dell’insoddisfazione. Sì, perché seppur vario nel suo fare cinema, Woody Allen resta ancorato a uno sguardo critico verso il fastidio percepito nei confronti di una vita non totalmente appagante. Ci riesce con diverse intensità. Qui, in Midnight in Paris, affidandosi all’astratta e sognante ambizione di un uomo mai arrabbiato o brutalmente frustrato, ma leggero e dolce nel suo voler essere altrove.

Questa è l’avventura di Gil (Owen Wilson). Uno sceneggiatore hollywoodiano di successo e corteggiato dai più che convive con il desiderio di diventare un grande romanziere. Perché per lui, uomo di cultura letteraria e non, scrivere un romanzo è impresa ben più ardua e nobile del comporre una sceneggiatura, meccanica nel suo schema. È uomo di sentimento, Gil. Che, in viaggio a Parigi con la futura moglie Inez (Rachel McAdams), si lascia travolgere e sconvolgere dai ricordi di una città da lui abbandonata, a suo tempo. Quando le circostanze della vita aiutavano scelte più facili. Per denaro, comodità e, più di tutto, paura.

Insoddisfazione, si diceva. Che Gil/Woody vive su un doppio binario, affrontandola con uguale stupore e amore e raggiungendo due mete differenti nel sapore, ma ugualmente appaganti. Da una parte la malinconica nostalgia verso un’epoca che non c’è più e alla quale si sente di appartenere. Per cuore e intelletto, per umano sentire e opportunità. Un’epoca che si conosce, si ama e si desidera attraverso le testimonianze artistiche che ne rivelano l’anima. La Golden Age. Che per Gil è nascosta nelle pieghe degli anni Venti, ma per Adriana (Marion Cotillard), la donna di cui si innamora Gil nei suoi sognanti viaggi nel tempo, si trova nella Belle Époque che fece di Parigi una perla di rara bellezza. Come a dirci, Woody, che questo senso di insoddisfazione verso l’epoca in cui viviamo è atavica e coinvolge ogni generazione.

C’è rimedio? No. Bisogna solo imparare a gestire il vuoto tra il desiderio di ciò che si ama, ma che non si può avere, e la reale circostanza in cui si vive. E riempire questo vuoto con quanto ne restituisce l’essenza. L’insoddisfazione di Gil, però, non resta ancorata al ricordo di un’età che non c’è più. Affonda la sua lama anche nella vita personale dello scrittore, creando un dolore nei confronti della quotidianità che, ne siamo certi, coinvolge un po’ tutti noi. C’è la vita reale, quella che si scandisce minuto dopo minuto e che racconta ai più tutto quello che si è, in rapporto alle persone di cui si circonda e ai luoghi in cui si sceglie di vivere. Ma la vita, in fondo, non è una definizione convenzionale.



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