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IL DISCORSO DEL RE/ Un cast perfetto da Oscar per il film su un’amicizia che fa “crescere”

Una scena del film Il discorso del Re (Foto Ansa) Una scena del film Il discorso del Re (Foto Ansa)

Inutile dire che il piatto forte del film sono i suoi magnifici protagonisti. Fresco di Golden Globe, Colin Firth può vantare una carriera strepitosa, costellata di scelte giuste e interpretazioni sincere. Il riconoscimento dell’Oscar, già sfiorato l’anno scorso per A single man, sarebbe più che meritato. Per la seconda volta a distanza di quattro anni verrebbe premiata l’interpretazione di un reale inglese, dopo la Helen Mirren di The Queen.

 

Ancora una volta, come nella pellicola di Tom Ford del 2009, Firth entra nella pelle del personaggio, ne incarna fragilità e frustrazioni. Quando balbetta, ciò che interpreta è lo smarrimento, l’umiliazione, il vuoto. Meraviglioso anche l’alternarsi dell’aplomb regale agli scatti di ira incontrollata.

 

Il personaggio di Lionel Logue sembra cucito addosso al fuoriclasse australiano Geoffrey Rush, che lo rende in maniera buffa ma al tempo stesso controllatissima, lontana dallo sgangherato Barbossa di Pirati dei Caraibi. Helena Bonham Carter regala invece una Regina Elisabetta deliziosamente ironica e pungente. Per entrambi sono arrivate puntuali le nomination a Oscar e Golden Globes.

 

Tanto è perfetto il cast, arricchito da Guy Pearce, Michael Gambon e Timothy Spall, tanto il resto è impeccabile in ogni dettaglio, dalla regia alla sceneggiatura di David Seidler, dalla fotografia di Danny Cohen alle musiche di Alexandre Desplat. Non a caso il film ha conquistato candidature agli Oscar 2011 in quasi tutte le categorie possibili, ben dodici, dopo la pioggia di nomination ai Golden Globes e soprattutto ai BAFTA. Così tanta perfezione da rendere il film freddo, senz’anima, si dirà. Il rischio c’è, ma a portare calore ci pensano gli straordinari interpreti.

 

Il discorso del Re è un film tipicamente inglese in cui i dialoghi la fanno da padrone a discapito dell’azione, adatto a chi preferisce le piccole storie ai film epici e non vuole necessariamente uscire dalla sala con lo stomaco contorto per l’emozione, ma si “accontenta” di un prodotto dalla fattura eccellente in cui poter ammirare estasiato un sublime balletto di attori.

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