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GIANNI E LE DONNE/ Una storia agrodolce su chi vuol sfidare le età dell’uomo

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Una scena del film Gianni e le donne (Foto Ansa)  Una scena del film Gianni e le donne (Foto Ansa)

Gianni e le donne è uno spaccato di vita quotidiana, raccontato senza pregiudizi o moralismi. La vita finisce a 60 anni? Questa è la domanda che per tutto il film si pone il protagonista, Gianni (Gianni Di Gregorio), pensionato oppresso dalla moglie (Elisabetta Piccolomini) e dalla madre (Valeria de Fraciscis Bendoni), che lo criticano e lo soffocano fino allo sfinimento, unico punto in comune tra i due personaggi, che come vuole la tradizione non si sopportano a vicenda.

 

Il “microcosmo” familiare è completato dalla figlia, Teresa (Teresa Di Gregorio), con cui ha una certa complicità, dal suo fidanzato, Michelangelo (Michelangelo Ciminale), ragazzo nullafacente che abita stabilmente a casa sua e dal suo migliore amico e avvocato, Alfonso (Alfonso Santagata), il suo “grillo parlante” che gli fa aprire gli occhi, mostrandogli che tutti i suoi coetanei, dietro la rispettabile facciata, hanno un amante.

 

Nel rapporto conflittuale con le donne, cardini della sua vita, ritroviamo la causa del risveglio dei sensi di Gianni, che per tutto il film cerca di instaurare un rapporto extra-coniugale. Una ricerca che va oltre il semplice appetito sessuale, ma nasce dal desiderio di sentirsi giovane, di ascoltare e sentire emozioni ormai perdute, per poter dire al mondo di essere ancora vivo e non a un passo dalla “rottamazione”. La routine, i gesti e le azioni schematiche (come il dover accudire la madre o portare i panni in tintoria) acuiscono questa sensazione. Per questo Gianni sente il bisogno di rompere questa monotonia senza dover necessariamente sfaldare tutti i suoi legami sentimentali.

 

Il protagonista è attratto da qualsiasi donna, dalla vicina spagnola che abita sotto casa, alla figlia dell’amica della madre, passando per il meraviglioso primo amore, fino alla badante rumena. Ognuna risveglia in lui un sentimento che non provava da tempo. I suoi tentativi di far ripartire un vecchio motore, arrugginito e spento da anni, sono buffi e incauti, provocando solo simpatia e tenerezza, come si può avere per un “nonno” o per un “vecchio padre”, con cui al massimo si può instaurare un “amore platonico”.



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