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PRESADIRETTA/ Video, riassunto puntata 13 febbraio 2011, "Le mie prigioni"

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Riccardo Iacona  Riccardo Iacona

PRESADIRETTA RIASSUNTO PUNTATA 13 FEBBRAIO LE MIE PRIGIONI - E' andato in onda ieri sera 13 febbraio il programma "Presadiretta". Il programma è condotto da Riccardo Iacona. Nella puntata di ieri sera, intitolata "Le mie prigioni", si è esaminato appunto la situazione carceraria italiana. Una emergenza, quella documentata ieri sera, dovuto a strutture sovraffollate, carenza di personale (agenti, ma anche dottori, psicologi), un sistema penale teso a far scontare la pena dentro le carceri e non in altre strutture alternative.

In un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano ieri, Iacone così presentava la puntata andata poi in onda in prima serata: "Tutti gli “inchiestisti ” di tv e carta stampata sanno che ci sono dei lavori che ti cambiano dentro, ti fanno fare un passo avanti, ti fanno capire meglio e più in profondità come sta diventando l’Italia. Il viaggio nelle carceri italiane che vi presentiamo stasera è stato per me uno di questi lavori. Sì, avevo letto delle carceri sovraffollate, delle condizioni disumane in cui vengono tenuti i detenuti, dell’alto tasso di suicidi ed ero preparato psicologicamente a vedere di persona come sono le celle, come si vive in carcere. Anche se una cosa è leggerlo sul giornale e un’altra è starci dentro. E mi ha turbato vedere i padiglioni di Poggioreale con le celle chiuse a chiave per 22 ore al giorno. E siccome a Poggioreale ci sono anche più di 500 definitivi, ci sono detenuti che passano anni della loro vita così, senza fare niente, senza attività di formazione, senza lavorare, in una cella che è talmente piena che tutti in piedi non si può stare, chiusi a chiave per 22 ore al giorno, persone trattate come bestie in gabbia.

Sarà per questo che nelle carceri italiane si fa un consumo esagerato di psicofarmaci e calmanti. Ma quello che non ero preparato a vedere è che la maggioranza di quelli che stanno dentro sono poveri, emarginati e sofferenti. Pensate, dei 68 mila detenuti che abbiamo il 30 per cento sono tossicodipendenti, un altro trenta per cento è fatto da stranieri e 17 mila reclusi, quasi il 20 per cento, sono sofferenti psichici. Come mai sono in carcere? Ci sono naturalmente delle leggi che hanno contribuito a riempire le carceri di poveracci, la legge Fini-Giovanardi sulla droga, la legge sull’immigrazione Bossi-Fini e la ex Cirielli e questa sera vi spiegheremo in dettaglio perché. Ma soprattutto c’è una enorme responsabilità politica di chi sulle politiche della sicurezza ha lucrato voti e consenso. È più facile inasprire le pene, inventare nuovi reati che fare prevenzione e cura sul territorio. Così le carceri sono diventate l’altra faccia nascosta dell’Italia, il tappeto sociale sotto il quale mettere la polvere che nessuno vuole davanti a casa propria, delle vere e proprie discariche sociali. Ma almeno funzionano? I dati ci dicono di no. Il 67 per cento dei detenuti che passano la loro intera pena nelle celle delle nostre prigioni torna a delinquere. La missione principale, iscritta nell’articolo 27 della Costituzione e cioè che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato” viene largamente disattesa. Ma almeno costano poco i detenuti? No, dai 120 ai 150 euro al giorno, per ognuno dei 68 mila reclusi negli istituti italiani. Molto di più di quanto costa un tossicodipendente in una comunità che riesce a curarlo. Portano tanti voti ai partiti del’l'o rd i n e  e della s i c u re z z a? Si, ma questo è anche colpa nostra".



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