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SANCTUM/ La nuova avventura in 3-D di Cameron sulle sfide dell’uomo di fronte alla morte

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La locandina del film (Foto Ansa)  La locandina del film (Foto Ansa)

Frank McGuire, speleologo diver master, esploratore dal singolare coraggio, trascina la sua squadra nelle profondità della terra, in luoghi prima d’ora mai sfidati dalla caparbietà umana. Tra loro c’è anche suo figlio Josh, adolescente in conflitto con il temerario padre, meno amante di grotte, ma anche lui nato per l’avventura.

 

Calati negli abissi della terra, come “granelli di polvere e fango nell’acqua”, senza luce e senza possibilità di comunicazione con l’esterno, gli esploratori saranno costretti ad affrontare le intemperie del mare combattendo contro l’impossibile: la violenza della natura. Non c’è pietà, un solo errore e si paga con la vita. La squadra deve rimanere unita, bisogna lottare l’uno per l’altro; l’obiettivo è sopravvivere.

 

Frank, stereotipo americano dell'eroe bello e forte, sembra essere l’unico davvero preparato ad affrontare la minacciosa situazione. Il resto della squadra, che crede di saper vivere l’avventura, in realtà ha sempre e solo giocato; adesso è davvero il momento di mettere alla prova il coraggio e la determinazione.

 

Tuttavia, nel momento in cui “il panico si presenta come l’avvoltoio sulla tua spalla” e basta un soffio per finirti, all’aggressiva natura si aggiunge un altro nemico da combattere: la brutalità umana, quella bestialità che nasce per istinto di sopravvivenza e che rende l’uomo schiavo dei suoi impulsi più disumani. I pochi momenti di alta tensione sono infatti scaturiti non tanto dalla lotta uomo-natura, quanto tra quella uomo-uomo.

 

Cameron, però, vuole che Frank e suo figlio siano gli unici a resistere al degrado umano e che, grazie al pericolo affrontato insieme, trovino nell’unione e nella reciproca fiducia la via di fuga per la loro conflittualità. La condizione per gli altri distruttiva è per loro momento costruttivo, di confronto e comprensione. Questa idea rischia di risultare banale e superficiale, mostrando come un comune conflitto tra padre e figlio possa annullarsi dinanzi la prospettiva di morte.



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