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SANREMO 2011/ Video, Roberto Benigni: "Nel nostro sangue c'è la bellezza"

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Roberto Benigni ieri sera all'Ariston, foto Ansa  Roberto Benigni ieri sera all'Ariston, foto Ansa

SANREMO 2011 VIDEO ROBERTO BENIGNI - Devo ammettere che da tanto tempo non mi sentivo così italiano come ieri sera ascoltando un grande Roberto Benigni. Più che un fattore nazionalistico, l’ho percepito come un modo d’essere e di guardare la vita. È una vocazione a intercettare e a produrre bellezza quello che fa l’Italia, nella sua dimensione più intima e più irriducibile.

Quando entrate in un qualsiasi museo del mondo e vedete quei chilometri di bellezza artistiche venute dall’Italia, dovete pensare che voi siete quella cosa, che non veniamo da lì, che nel nostro sangue c’è quella bellezza. Così più o meno ha detto Benigni. E credo che sia un giustissimo suggerimento pedagogico: le cose che si guardano cambiano il modo di guardare. Specie se si scopre che quelle cose ci appartengono.

Per questo ho sempre sostenuto che nelle scuole italiane ci dovrebbero essere delle gite d’obbligo perché imprescindibili per qualsiasi processo formativo: una su tutte, quella ad Arezzo per vedere Piero della Francesca. In più, Benigni è riuscito persino a nobilitare una bandiera un po’ inscialbita: pensare che la genesi del bianco rosso e verde discenda dall’apparizione di Beatrice a Dante (cioè una delle esperienze di bellezza – nel senso di bellezza sperimentata – in assoluto più clamorose della storia), è cosa che riempie di emozione.


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COMMENTI
22/02/2011 - Benigni commuove ma delude (cesare barbadoro)

Nell’inno di Mameli, e Benigni furbescamente non ne fa menzione, si identifica Dio, non le divinità romane ma il Dio cristiano, come il creatore di una condizione: la schiavitù della Vittoria, la dove si intende per “Vittoria” il potere e la potenza temporale di una nazione. Schiava per opera e volere di Dio della città di Roma! “Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la creò.” Dio, nella Sua infinita misericordia e giustizia, non mette condizioni al libero arbitrio, tantomeno alle potenze temporali della singole nazioni destinate, come tutte le umane imprese a perire. Solo alla fine dei tempi saranno, da Lui, giudicate buone o cattive. Questa frase potrebbe essere considerata, alla luce della Verità Evangelica, un insulto a Dio! Una bestemmia. Cristo nel discorso della montagna esalta gli umili, i perseguitati, i poveri, i sofferenti: le vittime delle potenze temporali che da sempre, queste potenze, si arrogano il dominio del mondo. Cristo non celebra le vittorie delle imprese umane, da sempre causa di guerre e prevaricazioni dell’uomo sull’uomo, ma le condanna. Il voler conferire a Dio una volontà non propria ma nostra, è un’emerita bestialità generata da arrogante ignoranza. Quella divina volontà cui si fa riferimento il tanto osannato comico Benigni nell’inno nazionale deve essere identificata come la volontà di quel dio dell’ateo massonico potere: quello risorgimentale, garibaldino e sabaudo. Perchè nessuno ne parla?

 
19/02/2011 - Fede speranza e carità (luisella martin)

Concordo con tutto ciò che ha scritto il giornalista e aggiungo che non era facile commentare la performance di Benigni. Mio marito aveva letto su un quotidiano il commento di Socci sull'esegesi di Benigni e così abbiamo litigato. Fare del giornalismo un modo per dividere l'opinione pubblica mi sembra molto attuale e apparentemente vincente. Ma in Italia ha portato ad una situazione morale molto pericolosa:pare che ciascuno di noi abbia ragione e tutti quelli che la pensano diversamente abbiano torto! Una specie di Torre di Babele. Mi compiaccio perché il vostro quotidiano on-line non agisce per dividere, ma per unire.