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SANREMO/ Antonio Socci: grazie Benigni, ma quanti errori e omissioni...

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Il principale merito di Benigni rimane quello di aver parlato di patriottismo e nazione: parole dimenticate in 60 anni di storia repubblicana: «Dopo il fascismo, che ridusse l’amor di patria a una macchietta comica prima e tragica poi (per il nazionalismo, il colonialismo e la catastrofe bellica), le sole due modalità che gli italiani, nel cinquantennio repubblicano, si sono concessi per essere patriottici sono state il calcio (lo stadio, dove giocava la Nazionale, è diventato l’unico posto dove sventolavamo il Tricolore) e la comicità (vedi “La grande guerra” interpretata da Gassman e Sordi, per fare un esempio)».

 

Ma c'è di più: quelle parole sono state tabù soprattutto per la sinistra. Che sia proprio Benigni a riutilizzarle è una piccola «rivoluzione culturale». «Che oggi si possa parlare di “patria” senza più i tabù ideologici del passato, come ha fatto Benigni, è una gran bella cosa. Che tutti insieme ci si possa riconoscere nel nostro passato e nel nostro Paese, come una sola famiglia è meraviglioso. Tanto più – coclude Socci – in questo anniversario dei 150 anni dell’unità nazionale, nel quale il Paese sembra dilaniato dagli odi e il disprezzo reciproco quasi rende impossibile riconoscersi come un solo popolo».

 

LEGGI PER INTERO IL COMMENTO DI SOCCI SU BENIGNI, CLICCA QUI



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COMMENTI
19/02/2011 - Se... (luisella martin)

Se facessimo parlare la semplicità che c'é in noi invece che l'istruzione...Se prima dell'appartenenza ad un gruppo venisse la coscienza individuale...Se non provassimo invidia per il talento dell'altro, ma gioia nell'ammirarlo...Se avessimo il coraggio di perdere, piuttosto che criticare il vincitore...Se crescendo riuscissimo a ritrovare il profumo dell'immaginazione e la bellezza della poesia, invece di venderli al primo offerente...Allora,quel giorno che verrà,che deve venire presto,prima che i vecchi come me chiudano gli occhi e le orecchie, allora non riuscirò a leggere articoli di giornale così brutti come quello del simpatico cattolico Socci, perché quel giorno il giornalismo sarà diventato una professione onorevole!